lunedì 25 ottobre 2010

Caso Sarah Scazzi. Resoconto di un avetranese

Caso Sarah Scazzi. Resoconto di un avetranese: Etica e Deontologia professionale fai da te.
«Con il caso di Avetrana bisogna, ove ve ne fosse bisogno, rivalutare il ruolo e l’utilità sociale dell’informazione in Italia. Va bene l’intento investigativo e il pungolare la magistratura a tener desta l’attenzione sul caso, ma sforare lo sciacallaggio ed istigare alla violenza, no!! Non è ammissibile ricevere email ingiuriose e minacciose da parte di chi è manipolato dal circo mediatico, sol perché si è cittadini avetranesi. La notizia si dà, non si fa. L’accusa di omertà rivolta a chi si batte contro tutte le mafie è offensiva e controproducente, specie se rivolta a chi ben conosce la professione e le origini di chi inveisce con queste accuse e dovrebbe invece tacere. Una comunità sana non parla se non ha conoscenza oggettiva dei fatti e non può sapere cosa succede in uno scantinato». Questo dice il dr. Antonio Giangrande, presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie, avetranese doc.
Tv e giornali con i loro inviati cercano di carpire le verità sul caso Sarah Scazzi, senza l’ausilio dei professionisti e delle associazioni locali. Un’orda di giornalisti appostati in un vicoletto (prima la casa di Sarah e poi di Sabrina) a porre domande tendenziose ai curiosi che spesso di Avetrana non sono, o rivolte a chi è poco scolarizzato. Chi porta giacca e cravatta viene escluso. Naturalmente, ogni riferimento alle più svariate prese di posizione, a dire dei giornalisti, della totalità dei cittadini di Avetrana per qualsiasi argomento è falso. Perché Avetrana sono anch’io, e nessuno ha mai chiesto il mio parere a qualunque riguardo.
Se permette, direttore, le faccio io un resoconto della faccenda, avendo io seguito il caso da vicino e avendo io visionato anche l’operato dei media, per verificare se la verità soggettiva del giornalista, esposta con gli occhi di chi pensa di scendere da Marte su Avetrana a dettare etica, morale, cultura ed emancipazione, corrisponda alla realtà. Si è aspettato il "giornalista" non omologato alla menzogna o al clamore, anticonformista e fuori dagli schemi. Ad Avetrana non è mai arrivato. Avetrana, Italia. Questa è l'informazione. Intanto Avetrana non sarà più la stessa.
Sarah Scazzi è stata ammazzata 1 giorno e violentata per 42 giorni. E stata scarnificata. I suoi più reconditi segreti sono stati palesati con l’intento di dimostrare che la ragazza voleva fuggire da un paese rozzo, arretrato e bigotto. All’epilogo solo “Studio Aperto” ha chiesto scusa a Sarah e a mamma Concetta.
Avetrana è un paese di circa 8.000 anime. Non ha teatro, cinema, discoteca, perché in un paesino siffatto non è economico gestirli. Ma ha tutto quanto, e forse di più, di quello che potrebbe avere un paese analogo, posto in qualsiasi territorio nazionale. Ha due oratori, centri sani di ritrovo per i ragazzi. Ha delle moderne strutture sportive, compreso un palazzetto dello sport.
Avetrana ha a 6 Km una realtà (la costa) che tutti ci invidiano, con tutti gli strumenti di svago che si possa desiderare. E’ posta a 45 km da Taranto, Lecce e Brindisi, con le loro “movide” e i loro svaghi.
Avetrana ha i suoi professionisti e le associazioni, ma che nessuno pensa bene di intervistare o far conoscere. Avetrana non è solo Scazzi o Misseri.
Avetrana ha l’avvocato più giovane d’Italia; ha l’autore del libro “L’Italia del trucco, l’Italia che siamo”, letto in tutta Italia; ha la sede legale della “Associazione Contro Tutte le Mafie, in Italia seguitissima; ha la sede nazionale di Tele Web Italia; ha il vice presidente della Camera di Commercio di Taranto. Ma questo non interessa. Le cose positive non interessano.
Nella Savana quando c’è un animale malato e debole, viene sopraffatto da branchi di iene o sciacalli. Questo succede ad Avetrana. I media si buttano sulle vittime di turno, scarnificandole.
A me non piace generalizzare, ma mai nessuno che si tiri fuori dallo sciacallaggio mediatico, dal gioco al massacro, vergognandosi per i colleghi.
Gli indagati sono indagati. Nessun codice, oltremodo deontologico giornalistico, permette di condannare con giudizi sommari, o istigare a farlo con termini come “orco” “mostro”, coloro i quali non lo sono in virtù di sentenza giudiziaria definitiva. Tale atteggiamento legittima il popolino ad usare termini come “forca” o “pena di morte”.
Gli atti giudiziari sono secretati fino al termine delle indagini preliminari. Nessun codice, oltremodo deontologico giudiziario, prevede che essi si diano in pasto alla stampa, finanche prima che alle parti forensi coinvolte.
La difesa è garanzia per la tutela dei diritti degli indagati. Nessun codice, oltremodo deontologico forense, permette di offrirsi gratis, giusto per un tornaconto mediatico, o “fare le scarpe” al collega. L’azione disciplinare del Consiglio dell’Ordine degli avvocati ha permesso allo stesso Consiglio di consolidarsi uno spazio mediatico, di cui era stato estraniato, tacendo per anni l’abilitazione truccata dei suoi iscritti.
Anzi. E’ stata fatta cadere apposta nel vuoto dai media l’intervista al tg di TeleNorba dell’ex portavoce della famiglia Scazzi, Valentino Castriota, contenente il fatto che Sabrina è stata pagata dai media nazionali per le sue continue comparsate e al fine di porre in essere i presunti depistaggi.
Sciacallaggio per sciacallaggio, perché non si verifica se e quanto sono pagati i presenzialisti delle tv nazionali (familiari, loro avvocati e consulenti, pseudo esperti salottieri) per arricchirsi sui poveri resti di Sarah e chi ha dato il diario di Sarah per essere pubblicato.
Sarei curioso di sapere se e quanto sono genuine le dichiarazioni rese in tv dai protagonisti prezzolati della tragedia, che si sta rivelando una farsa.
I media sono gli informatori e gli educatori di una civiltà.
Per questo non mi meraviglio del fatto che l’opera mediatica abbia partorito il fenomeno del pellegrinaggio dell’orrore. Nasce il tour del macabro alimentato dal tourbillon mediatico. Diritto di cronaca non è assalire mamma Concetta dal ritorno dall'obitorio dove vi era Sarah, o attaccare Valentina, che porta il ricambio in carcere a sua sorella Sabrina Misseri, o intervistare miratamente tutti i meno colti nelle vie per dimostrare che Sarah voleva scappare da un paesino retrogrado ed omertoso, o sentire gli pseudo esperti pagati a gettone nei salotti televisivi, che smentiscono sè stessi a secondo l'evolversi delle circostanze. Il turismo dell'orrore visita i luoghi dello scempio: la fossa dove Sarah è stata per 42 giorni; la casa della vittima; la casa dell'orco; il cimitero.
Per questo non mi meraviglio del fatto che non solo a casa di Sabrina vengono recapitate lettere e si ricevano telefonate minatorie, minacciose ed ingiuriose. Siamo al punto che e-mail di quel tono sono recapitate anche a noi sol perché siamo avetranesi e che nulla centriamo con l’omicidio.
La vicenda si chiude con alcune certezze:
che mai un dramma ha avuto tanta attenzione mediatica sin dal primo giorno;
che l’informazione, spesso, è sciacallaggio, superficialità, dilettantismo;
che, nonostante le risorse impiegate e le forze messe in campo, mai si sarebbe scoperto il responsabile di un siffatto delitto e ritrovato il corpo, se non fosse stato lo stesso autore a consegnarsi. Lo stesso procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, in conferenza stampa ha ammesso che non era a conoscenza del fatto che vi fossero 26 mila scomparsi e che i carabinieri avessero il Rac, il Reparto analisi criminologiche;
che i protagonisti della vicenda hanno scelto di affidarsi all’assistenza e consulenza di avvocati ed associazioni che non fossero di Avetrana, pronti a sfruttare la ribalta, nonostante i loro compaesani si siano prestati in modo disinteressato e non richiesto;
che, da parte dei protagonisti della vicenda, vi è stata troppa propensione ad apparire in tutte le occasioni, anche quando sarebbe stato meno opportuno a tutela dell'immagine di Sarah, ovvero per tempi e modi di trattazione degli eventi;
che gli scomparsi appartengono quasi sempre ad un ceto sociale umile e poco scolarizzato, ma che a torto i media uniformano con tutta la loro comunità, e che solo una mobilitazione mediatica può costringere gli inquirenti a dedicare maggiore attenzione alla vicenda, nella speranza che questi trovino il colpevole e non "un colpevole";
che spesso la massa si erge a giudice degli altri, secondo le circostanze, influenzata dai media, non pensando che gli altri sono anche loro e, comunque, con le sentenze sommarie minacciate si mettono al pari dei carnefici.
Grazie dell’attenzione.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
099.9708396 – 328.9163996
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mercoledì 29 settembre 2010

L’AVVOCATO PIU’ GIOVANE D’ITALIA

E’ di Avetrana (TA) l’avvocato più giovane d’Italia. Il primato è stabilito sul regime dell’obbligo della doppia laurea.
25 anni. Mirko Giangrande, classe 1985.
Carriera scolastica iniziata direttamente con la seconda elementare; con voto 10 a tutte le materie al quarto superiore salta il quinto ed affronta direttamente la maturità.
Carriera universitaria nei tempi regolamentari: 3 anni per la laurea in scienze giuridiche; 2 anni per la laurea magistrale in giurisprudenza.
Praticantato di due anni e superamento dell’esame scritto ed orale di abilitazione al primo colpo, senza l’ausilio degli inutili ed onerosi corsi pre esame organizzati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
Et Voilà, l’avvocato più giovane d’Italia, stante la formalità del giuramento.
Cosa straordinaria: non tanto per la giovane età, ma per il fatto che sia avvenuta contro ogni previsione, tenuto conto che Mirko è figlio di Antonio Giangrande, presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, noto antagonista del sistema giudiziario e forense del Foro di Taranto, che gli costa da 13 anni l’impedimento all’abilitazione forense. Dalle denunce penali e i ricorsi ministeriali da questo presentati, rimasti lettera morta, risulta che tutti i suoi temi all’esame di avvocato di Lecce non sono stati mai corretti dalle Commissioni presso le Corti d’Appello sorteggiate, ma dichiarati non idonei e sempre con voti e/o giudizi fotocopia. Nonostante ciò nessuno muove un dito. Inoltre il ricorso al Tar è inibito per l’indigenza procuratagli ed impedito dalla Commissione per l’accesso al gratuito patrocinio.
Tutte le sue denunce penali sono insabbiate senza conseguire accuse di calunnia.
E dire che Antonio Giangrande ha affrontato la maturità statale portando 5 anni in uno e si è laureato a Milano superando le 26 annualità in soli due anni.
Buon sangue non mente.

Grazie dell’attenzione.
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sabato 18 settembre 2010

SARAH SCAZZI: SOLITI STEREOTIPI E PREGIUDIZI

Sig. direttore,
come presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, stimata in tutta Italia, notissima sul web e con sede legale proprio in Avetrana, le chiedo di farsi portavoce pubblico dell’indignazione che esprime tutta la comunità di Avetrana. Ciò è quello che traspare anche dal contenuto di molti blog.
Sul caso Sarah Scazzi, molti giornali, TG e trasmissioni tv (non solo “Quarto Grado”) hanno dato in tutta Italia un’immagine retrograda e omertosa della cittadinanza avetranese, che assolutamente non corrisponde al vero e che non merita. I cittadini di Avetrana, come tutti, hanno dei difetti, ma non sono quelli rappresentati.
Di conseguenza, Sarah è stata presentata come una ragazza ribelle disposta a scappare da quel piccolo paese e dalla sua famiglia. Comunità falsa e bigotta, che sente stretta.
Penso di rappresentare il pensiero comune se dico che ci sentiamo danneggiati ed amareggiati dal trattamento subito. La gente fin da subito è stata propensa alla collaborazione con i media. Anche se non è facile tollerare per settimane l’insistenza di uno sciame di giornalisti, appostati in un vicoletto, che ti pongono reiteratamente delle domande, spesso stupide, con l’intento di montare una polemica, sfuggendole, però, lo scoop del presenzialista in tv.
Chi come me, presidente di un’associazione antimafia, sociologo storico ed esperto di fatti di giustizia, e rapimenti in particolare, ben conosce l’omertà, può dire che tale fenomeno è altra cosa.
Chi come me, editore e direttore di Tele Web Italia, canale in cui si rappresentano le bellezze di tutta Italia, sa quanto sono belli e vitali i nostri paesi, pur non valorizzati quanto meritano da ignavi amministratori pubblici.
Sarebbe giusto da parte sua rendere pubblico questo mio pensiero d’irritazione per riaffermare la verità.

Grazie dell’attenzione.
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lunedì 13 settembre 2010

SCOOP SU SARAH SCAZZI

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SCOOP SU SARAH SCAZZI

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, ONLUS, con il suo sito di inchieste tematiche e territoriali (www.controtuttelemafie.it) e la sua TW Italia - Tele Web Italia di promozione del territorio (www.telewebitalia.eu) rompe l’omertà e la disinformazione per la cultura della legalità.

LA STRANA FIGURA DEL PRESENZIALISTA DI STRISCIA LA NOTIZIA.
Grazie all’inchiesta svolta dal dr. Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, è stato scoperto che il portavoce della famiglia Scazzi non era altri che il presenzialista di Striscia la Notizia. La famiglia, sbigottita, lo ha allontanato.
La comparazione delle immagini tra i filmati in Avetrana e le presenze su Striscia la Notizia li si possono trovare su
http://www.telewebitalia.eu/citta%20avetrana.htm .

Grazie dell’attenzione.
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giovedì 9 settembre 2010

SCIACALLAGGIO SU SARAH SCAZZI

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SCIACALLAGGIO SU SARAH SCAZZI

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, ONLUS, con il suo sito di inchieste tematiche e territoriali (www.controtuttelemafie.it) e la sua TW Italia - Tele Web Italia di promozione del territorio (www.telewebitalia.eu) rompe l’omertà e la disinformazione per la cultura della legalità.

Il Presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr. Antonio Giangrande, con sede legale proprio in Avetrana, seguendo da vicino il caso Sarah Scazzi, rilascia questa dichiarazione:
«Cosa o chi smuove il circo mediatico ad accanirsi contro una ragazzina di 15 anni che per la legge è incapace di intendere e volere?
Perché i media non hanno dato risalto alla mia offerta di porre un canale alternativo a chi, pur conoscendo fatti importanti, non vuol rivolgersi alle Forze dell’Ordine, in quanto vuol rimanere anonimo?
Adottando improvvidamente la tesi della fuga volontaria, dal primo giorno in Tv e sui giornali ci assillano con elementi atti a dimostrare l’intento. E il libro, e il calendario, e le chat, e le confidenze con amici e cugini, ecc. ecc. Di questo passo fanno apparire Sarah come una poco di buono.
Ed è grave, specie se Sarah potrebbe essere nostra sorella o nostra figlia.
Non ci scandalizziamo. I nostri ragazzi sono così.
Sarah Scazzi è un’adolescente. Come tutti i pari età ha contrasti con i genitori e ha voglia di evadere da una realtà falsa e bigotta, che sente stretta.
Ma è chiaro che nessuno scappa di casa, per di più senza soldi e logistica certa.
Se altri l’aiutano, sono loro i responsabili e con tutto il casino smosso penserebbero bene a porre fine alla storia. Tant’è che la Procura in un primo tempo ha aperto il fascicolo per il reato di sottrazione consensuale di minore.
I media tralasciano volutamente l’ipotesi del rapimento o, addirittura dell’omicidio, così come le ricerche in mare, pozzi, cisterne, vasche, fanno pensare.
Tratta per motivi di pedofilia o per espianto degli organi, per esempio.
Solo la Gazzetta del Mezzogiorno ha sollevato il dubbio sul corretto operato della magistratura, in rapporto ai ritardi dei primi giorni nelle ricerche e nelle indagini.
Il sapere perché il fascicolo d’indagine è ancora contro ignoti e perché nei primi otto giorni non si sono adoperati gli strumenti investigativi per i reati più gravi, forse sì che incute interesse e sarebbe argomento di approfondimento.
Sarebbe molto più utile avere il fiato sul collo della Magistratura tarantina, anziché impegnarsi ad infangare l’onore di Sarah e della sua famiglia.
Essere i destinatari delle veline giudiziarie tarpa le ali del vero giornalismo investigativo.
Elisa Claps, Ottavia De Luise, i piccoli Ciccio e Tore avrebbero dovuto insegnare qualcosa».
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domenica 5 settembre 2010

LETTERA A SARAH SCAZZI

Sarah, tutti ti davano per scappata di casa, mentre i tuoi genitori, con contegno umile e dignitoso, dal primo giorno della tua scomparsa insistevano a dire: l’hanno presa!!! L’avessero creduti non ci sarebbero stati gravi ritardi nelle ricerche e nelle indagini.
Sarah, i tuoi parenti, amici e compaesani, tutti, senza eccedere nei giudizi, ti hanno descritta come una brava ragazza uguale a tutte le altre: con i propri sogni di adolescente. Per te hanno vinto ritrosia e timore e timidezza.
Mentre i magistrati, i primi giorni, i più importanti, hanno pensato che tu fossi scappata, per poi ricredersi ammettendo il rapimento.
E’ rimasto vano il mio tentativo offerto ai media di porre un canale alternativo per ricevere tue notizie da parte di chi è sfiduciato da questa giustizia. La viltà e la diffidenza pone degli steccati insormontabili. Quei media hanno dato le loro versioni più disparate sulla tua storia. Tutti hanno spulciato le più recondite possibilità, fin anche a ledere la tua dignità ed onore.
Sarah, sei nostra figlia o nostra sorella, non ti devi sentire sola. Sarah, Avetrana per te ormai è famosa, peccato che lo sia per un infausto evento.
Sarah, ragazza sulla ribalta con tutti i media nazionali ad illuminare la tua storia. Sei fortunata, nella disgrazia che ti è capitata. Altri rapiti sono rimasti invisibili. Ringraziamo la Rai e Mediaset che con i riflettori hanno fatto sì che la tua scomparsa non fosse sottaciuta e dimenticata. Così come è per centinaia di ragazzi e ragazze invisibili vittime della tratta a fini pedofili o per espianto di organi. Fenomeno oscurato dai media per l’allarme sociale che provoca. Noi continuiamo a chiedere il loro sostegno affinché i riflettori si spengano solo quando tu, Sarah, saluterai libera tutti dal terrazzino della sua casa, con l’intento di dimenticare una brutta esperienza.
Comunque sia, Sarah, sei e sarai nei nostri cuori.

Grazie dell’attenzione.
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venerdì 3 settembre 2010

SARAH SCAZZI

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, ONLUS, con il suo sito di inchieste tematiche e territoriali (www.controtuttelemafie.it) e la sua TW Italia - Tele Web Italia di promozione del territorio (www.telewebitalia.eu) rompe l’omertà e la disinformazione per la cultura della legalità.

Il dr. Antonio Giangrande, presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, con sede legale proprio in Avetrana, paese di Sarah Scazzi, dopo infruttuosi giorni di attesa si trova costretto ad intervenire e a comunicare che su Tele Web Italia, alla web tv di Avetrana, ci sono i resoconti e gli appelli per la liberazione di Sarah.
A tal fine pone a disposizione un canale privilegiato a tutti coloro che avessero notizie di Sarah e per vari motivi non vorrebbero contattare i canali istituzionali.
Comunicando con i contatti sul sito
www.telewebitalia.eu sarà garantito l’anonimato a tutti coloro che con le loro informazioni possano far ritrovare Sarah.
Il presidente dà la sua parola.
Con preghiera di diffusione.

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