venerdì 16 aprile 2010

LA COMMISSIONE ANTIMAFIA DEL PD DISCRIMINA CHI NON E’ DI SINISTRA

A Taranto, venerdì 16 aprile 2010, una delegazione dei parlamentari del PD della Commissione Parlamentare Antimafia, insieme ad altri parlamentari pugliesi del PD, ha tenuto una serie di incontri con autorità, associazioni ed organizzazioni sindacali e di categoria della provincia tarantina, tra cui i rappresentanti locali di “Libera” e della CGIL.
La delegazione, guidata dall’on. Laura Garavini, presidente della Commissione Antimafia, era costituita dal sen. Alberto Maritati, dall’on. Michele Bordo, dall’on. Ludovico Vico, dall’on. Teresa Bellanova, dall’on. Dario Ginefra, dal sen. Salvatore Tomaselli, dall’on. Cinzia Capano e dall’on. Gero Grassi.
La delegazione antimafia di sinistra non ha voluto incontrare il dr. Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. Sodalizio nazionale che, purtroppo, proprio presso la Prefettura di Taranto ha la sua iscrizione.
“Non capisco perché quest’ostracismo istituzionale nei nostri confronti – dice il presidente Antonio Giangrande – discriminarci perché non siamo di sinistra e perché non santifichiamo i magistrati, fa apparire la loro lotta alla mafia come lotta di parte o di facciata. Purtroppo per loro e per tutti quelli che ci emarginano noi siamo gli unici ad avere una competenza specifica sul fenomeno mafioso e sul sistema antimafia. I nostri studi ed inchieste sono la fonte di articoli di stampa e di tesi di laurea. I tentativi di emarginare le contro voci, noi come Leonardo Sciascia, dimostrano la malafede di chi li compie e la codardia di chi, mediaticamente, li copre. Noi additiamo il sistema di potere corrotto come madre di tutte le mafie, ma, come diceva Sciascia, lo Stato non può processare se stesso. La gente lo sa bene e, non corrisposta nei suoi interessi, si astiene dal dare un voto inutile a chi si bea di aver vinto, ma, in virtù dell’astensione, solo con il 25-30% dell’elettorato votante. L’informazione pubblica, purtroppo si ostina a dare spazio a questa politica lontana dai cittadini, anziché far parlare le contro voci foriere di rinnovamento.”
Grazie dell’attenzione.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
099.9708396 – 328.9163996
www.controtuttelemafie.it www.telewebitalia.eu

mercoledì 14 aprile 2010

PROMOZIONE DEL TERRITORIO

Il Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr. Antonio Giangrande, chiede ai presidenti delle Pro Loco e delle associazioni culturali di adoperarsi per realizzare dei video documentari che presentino e promuovano il loro territorio. Questo può avvenire in proprio o in sinergia con le emittenti televisive locali, che offrono professionalità e divulgazione locale, con le amministrazioni civiche, che offrono sostegno economico, e con le autorità scolastiche, che offrono la loro scienza.
Molte comunità emancipate ed aperte già hanno provveduto.
Ogni città o paese ha la sua storia e le sue tradizioni ed un tessuto sociale ed economico peculiare.
Ogni realtà locale è unica e merita di essere conosciuta per finalità economiche.
TW ITALIA – TELE WEB ITALIA offre la possibilità, affinché ogni comunità locale possa avere una sua vetrina promozionale, inserita in un contesto nazionale.
Il visitatore, accedendo alla tv su internet, affronta un viaggio virtuale visitando località spesso a lui sconosciute.
Si visioni su www.telewebitalia.eu le web tv locali già attive e ci si accorgerà dell’utilità sociale di uno strumento di comunicazione innovativo e democratico.

lunedì 5 aprile 2010

VIOLENZA AI SEGGI ELETTORALI

Per garantire la regolarità del voto alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 da irregolarità, impedimenti, brogli e voti di scambio, il Presidente della Corte d’Appello di Lecce ha nominato ad Avetrana presidente di Seggio il Dr Antonio Giangrande alla sezione n. 5 e il figlio Dr Mirko Giangrande alla sezione n. 7. Entrambi apolitici e con comprovata esperienza nell’incarico ed entrambi componenti del direttivo dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.
Durante le votazioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 nella sezione n. 5 presieduta dal dr. Antonio Giangrande, con premeditazione ed artifici, un rappresentante di lista del PD, spalleggiato da altre persone del suo partito ha cercato di impedire il regolare svolgimento delle operazioni di voto, tentando addirittura di far chiudere il seggio dalla Polizia di Stato con accuse pretestuose di irregolarità poste in essere dal Giangrande. L’aggressione al Giangrande, quale pubblico ufficiale, (art. 24 T.U. DPR 570/60) con violenti insulti, ingiurie e minacce, è avvenuta nell’indifferenza dei cittadini e delle forze dell’ordine presenti. La sua colpa: aver controllato l’identità dell’elettore, controllato la validità della scheda consegnata e poi votata, impedito la propaganda politica durante il voto e la ripresa con cellulari del voto prestato.
Grazie dell’attenzione.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
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venerdì 26 marzo 2010

Gli agricoltori gravati da sanzioni per illecito smaltimento di rifiuti per la bruciatura in loco degli scarti di potatura.

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, http://www.controtuttelemafie.it/, denuncia l’ennesima disparità di trattamento.
Il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (Lega Nord) il 24 marzo 2010 ha dato fuoco a 375.000 leggi inutili o dannose. Il gesto simbolico per far arrivare ai cittadini l'immagine di un lavoro di oltre un anno e mezzo. Un muro di scatoloni lungo 16 metri, da abbattere a picconate e poi da bruciare. Il tutto fatto da un Ministro ed in presenza di Pubblici Ufficiali.
Peccato che tra quelle bruciate non ci fosse il Decreto legislativo 152/2006, riguardo lo smaltimento, commercio e intermediazione dei rifiuti, che prevede notevoli pene pecuniarie e risvolti di carattere penale se lo smaltimento avviene in modo illecito.
In questo caso la violazione di legge a lui non è stata applicata.
Però, a tal proposito, in questo periodo, gli olivicoltori sono oggetto di controlli presso i loro fondi agricoli sui quali si sta procedendo, così come accade da secoli, alla bruciatura dei residui di potatura di olivo. I controlli si stanno concludendo con l’apertura di procedimenti penali a carico degli olivicoltori per la violazione delle norme sui rifiuti. Agli agricoltori viene contestata, appunto, la violazione del Decreto legislativo 152/2006 (Testo Unico di norme in materia ambientale), riguardo lo smaltimento, commercio e intermediazione dei rifiuti, che prevede notevoli pene pecuniarie e risvolti di carattere penale.
L’olivicoltura nazionale viene fuori dall’annata più disastrosa della sua storia recente; gli olivicoltori potrebbero anche non potare i propri ulivi ed abbandonare l’attività, ma sono costretti a farlo in virtù delle leggi sugli ulivi monumentali che li costringe alla salvaguardia ed alla manutenzione (in Puglia la Legge regionale 14/2007).
Pertanto, se a tutto questo si aggiungono i suddetti controlli attuati dai corpi dello Stato preposti, come potrebbe essere il Corpo Forestale, rischiamo di rendere le nostre campagne invivibili e di creare un clima di allarme sociale. Laddove vi fosse la possibilità di smaltire diversamente detti residui di potatura, senza aumentare i costi, gli agricoltori lo farebbero, ma ad oggi mancano le strutture pubbliche o i mezzi finanziari per poterlo fare.
Gli olivicoltori da sempre hanno utilizzato il metodo della bruciatura per eliminare i residui della potatura, senza dimenticare che residuo della potatura di ulivo è anche la legna da ardere che si utilizza nei caminetti domestici.
Da ricordare che il problema tocca tutti gli agricoltori, compresi i viticoltori e che i fascini di legna usate per costruire e bruciare le “focare” e le pire in sagre paesane sono anch’esse illegali agli occhi della legge.
Grazie dell’attenzione.
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sabato 13 marzo 2010

Lettera a Pietrino Vanacore, ucciso dallo Stato e dalla Stampa.

Pietrino,
ai tuoi funerali, intorno alla tua bara, assorta nel silenzio con la rabbia ed il dolore, c’era la gente che ti vuole bene. Chi non era lì con il corpo, vi era con il pensiero. Da tutta Italia per starti vicino.
Una donna ha avuto il coraggio di dare voce alla comunità a te vicina: «applaudite, hanno ottenuto quello che volevano!!!»
La frase era rivolta a coloro, che, per deformazione professionale e culturale, non hanno una coscienza.
Intorno alle tue spoglie gli sciacalli hanno continuato ad alimentare sospetti.
La tua morte non è bastata a zittire una malagiustizia che non è riuscita a trovare un colpevole, ma ti ha scelto come vittima sacrificale. A zittire una informazione corrotta che ti indicava come l’orco, pur senza condanna.
Tu non puoi dirti vittima di un errore giudiziario, come altri 5 milioni di italiani in 50 anni.
Per venti anni sei stato perseguitato da innocente acclamato. Volevi l’ultima parola per dire basta.
Non te l’hanno nemmeno lasciata. Pure da morto continuano ad infangare il tuo onore.
Accuse che nessuna norma giuridica e morale può sostenere. Accanimento che nessuna società civile può accettare.
Io, noi italiani, per te diciamo basta!!!
La tua morte è un omicidio di Stato e di Stampa.
Non si può, per venti anni, non essere capaci di trovare un colpevole e continuare a perseguitare un innocente acclamato. Non si può, per venti anni, continuare ad alimentare sospetti, giusto per sbattere un mostro in prima pagina.
Ferdinando Imposimato, il “giudice coraggio” delle grandi inchieste contro il terrorismo e la delinquenza organizzata, ha provato sulla propria pelle l’amarissima esperienza di star sul banco degli imputati. Egli conclude, come un ritornello inquietante: “E’ più difficile talvolta difendersi da innocenti che da colpevoli”. Parola di magistrato.
Pietrino, la tua morte dignitosa e coraggiosa non è stata vana. Ci fa capire che Pietrino, prima o poi, può essere ognuno di noi.
Ti renderò immortale con i miei scritti.
Quando i contemporanei ipocriti non ci saranno più, i posteri conosceranno la tua storia, senza contaminazioni e corruzioni.
Addio Pietrino, un amico mai conosciuto.

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giovedì 4 marzo 2010

Denuncia pubblica sulla destinazione dei beni confiscati alla mafia

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In data 2-3 marzo 2010, il servizio di Stefania Petix, inviata di Striscia La Notizia, per la prima volta in Italia ha sollevato il problema della destinazione clientelare dei beni confiscati alla mafia.
In quel caso si evidenziava che a Palermo la destinazione a fini sociali dei beni confiscati era stata effettuata a favore di associazioni inesistenti o a fini di lucro.
Inascoltata la “Associazione Contro Tutte le Mafie” da sempre ha denunciato che il fenomeno è nazionale.
Si riscontra che l’associazione “Libera” ha un rapporto privilegiato con le strutture Prefettizie a scapito delle tantissime associazioni indipendenti che non fanno capo a quel coordinamento.
In questo caso vi è silenzio assoluto delle Istituzioni e degli organi di stampa su un fatto gravissimo.
Allo stesso sodalizio nazionale denominato “Associazione Contro Tutte le Mafie”, iscritta presso la Prefettura di Taranto al n. 3/2006, è impedita l’iscrizione presso altre prefetture pur operando nel loro territorio, in virtù del Decreto del Ministero dell’Interno n. 220 del 24/10/2007, che prevede l’iscrizione delle associazioni antiracket solo ed esclusivamente presso le prefetture competenti sulla sede legale.
Con la presente si denuncia che a Manduria (TA), in data 3 marzo 2010, anche grazie ad una legge regionale, denominata appunto “Libera il bene”, attraverso la quale la Regione Puglia si assume il 90% dell’onere economico delle spese per la ristrutturazione degli immobili, il commissario straordinario prefettizio di Manduria Giovanni D’Onofrio ha promosso ed ottenuto, con la firma del protocollo di intesa, la collaborazione della stessa associazione Libera (rappresentata da Davide Pati e Annamaria Bonifazi) e della Prefettura di Taranto (rappresentata dalla dott.ssa Distante), finalizzata all’analisi dei beni confiscati agli esponenti mafiosi di Manduria, al monitoraggio delle loro condizioni strutturali, alla verifica del possibile riutilizzo e alla progettazione per la trasformazione in centri di aggregazione o per altro uso (da stabilirsi).
Si denuncia che “Libera” è un coordinamento, non un’associazione, e come tale, in virtù del Decreto citato, non può essere iscritta presso la Prefettura di Taranto, in quanto il coordinamento non ha la sede legale in quella città, ma in via IV Novembre, 98, Roma, per cui il protocollo d’intesa è nullo e la Prefettura di Taranto e il Comune di Manduria, dovrebbero collaborare con le associazioni con sede legale nella provincia di Taranto, e l’Associazione Contro Tutte le Mafie, ha la sede legale in Avetrana, 15 Km da Manduria.
Se passa il principio che chiunque spenda il nome “Libera” possa essere iscritto e privilegiato dagli enti Prefettizi, è normale che in Italia si formi un monopolio illegale delle assegnazioni dei beni, specie se poi questa attività è sostenuta dai finanziamenti pubblici.
E’ ancor più grave se poi i coordinamenti hanno sede presso la CGIL. In questo caso parrebbe un’espropriazione proletaria.
Poi non si capisce come mai la Regione Puglia possa riconoscere finanziamenti solo a “Libera”, escludendo le altre associazioni indipendenti, specie se dopo tanta enfasi, dopo anni non è ancora stato istituito l’albo regionale delle associazioni antiracket, che dovrebbe legittimare gli stessi finanziamenti.
Spero che questa denuncia pubblica sia approfondita, nell’interesse della collettività, delle associazioni antimafia indipendenti e della vera lotta alla mafia e cessi l’ostracismo a danno dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.
Grazie dell’attenzione.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
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giovedì 25 febbraio 2010

“LA COSTITUZIONE CHE VORREMMO”

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Proposta di legge di iniziativa popolare. Sottoscrizione e formazione di comitati.
Con invito ad aderire e diffondere.
“LA COSTITUZIONE CHE VORREMMO”

1. L'Italia è una repubblica democratica e federale fondata sulla libertà. I cittadini sono tutti uguali e solidali.
2. I rapporti tra cittadini e tra cittadini e Stato sono regolati da un numero ragionevole di leggi, chiare e coercitive.
3. Le pene sono mirate al risarcimento ed alla rieducazione, da scontare con la confisca dei beni e con lavori socialmente utili.
4. E' libera ogni attività economica, professionale, sociale, culturale e religiosa. Il sistema scolastico o universitario assicura l'adeguata competenza. Le scuole o le università sono rappresentate da un preside o un rettore eletti dagli studenti o dai genitori dei minori. Il preside o il rettore nomina i suoi collaboratori, rispondendo delle loro azioni presso la Commissione di garanzia.
5. Lo Stato assicura ai cittadini ogni mezzo per una vita dignitosa.
6. Il lavoro subordinato pubblico e privato è remunerato secondo efficienza e competenza. Le commissioni disciplinari sono composte da 2 rappresentanti dei lavoratori e presiedute da un dirigente pubblico o aziendale.
7. Lo Stato chiede ai cittadini il pagamento di un unico tributo, secondo il suo fabbisogno, sulla base della contabilità centralizzata desunta dai dati incrociati forniti telematicamente dai contribuenti, con deduzioni proporzionali e detrazioni totali. Agli evasori sono confiscati tutti i beni.
8. Lo Stato assicura a Regioni e Comuni il sostentamento e lo sviluppo.
9. E' libera la parola, con diritto di critica, di cronaca, d'informare e di essere informarti.
10. L'Italia è divisa in 30 regioni, comprendenti i comuni che ivi si identificano.
11. Il potere è dei cittadini. Il cittadino ha il potere di autotutelare i suoi diritti.
12. I senatori e i deputati, il capo del governo, i magistrati, i difensori civici sono eletti dai cittadini con vincolo di mandato. Essi rappresentano, amministrano, giudicano e difendono secondo imparzialità, legalità ed efficienza in nome, per conto e nell'interesse dei cittadini. Essi sono responsabili delle loro azioni e giudicati da una Commissione di garanzia centrale e regionale.
13. Gli amministratori pubblici nominano i loro collaboratori, rispondendone del loro operato.
14. La commissione di garanzia, eletta dai cittadini, è composta da un senatore, un deputato, un magistrato, un rettore, un difensore civico con incarico di presidente. La Commissione centrale giudica in secondo grado e in modo esclusivo i membri del governo. Essa giudica, anche, sui contrasti tra leggi e tra funzioni.
15. Il difensore civico difende i cittadini da abusi od omissioni amministrative, giudiziarie, sanitarie o di altre materie di interesse pubblico. Il difensore civico è eletto in occasione delle elezioni del parlamento, del consiglio regionale e del consiglio comunale.
16. I 150 senatori sono eletti proporzionalmente, con liste regionali, tra i magistrati, gli avvocati, i professori universitari, i medici, i giornalisti.
17. I 300 deputati sono eletti, con liste regionali, tra i restanti rappresentanti la società civile.
Il Parlamento vota e promulga le leggi propositive e abrogative proposte dal Governo, da uno o più parlamentari, da una Regione, da un comitato di cittadini. Il Governo, entro 30 giorni dalla legge, emana i regolamenti attuativi di carattere federale. Le regioni, entro 30 giorni dalla legge, emanano i regolamenti attuativi di carattere regionale.
18. La presente Costituzione si modifica con i 2/3 del voto dell’assemblea plenaria, composta dai membri del Parlamento, del Governo e dai presidenti delle Giunte e dei Consigli regionali. Essa è convocata e presieduta dal Presidente del Senato.