lunedì 9 giugno 2014

ITALIA DA ROTTAMARE. GIUGNO. LA FARSA DEL PAGAMENTO DELLE TASSE


ITALIA DA ROTTAMARE. GIUGNO. LA FARSA DEL PAGAMENTO DELLE TASSE

Giugno tempo di tasse e di prese per il culo. Imu, Tari, Tasi, Tares, Redditi, ecc. Chi più ne ha, più ne mette. Non si capisce cosa pagare a chi? Però alla fine nulla si può pagare. Perché i burocrati sono sempre in ritardo. E poi dicono che i cittadini evadono….

Se ne occupa Antonio Giangrande, noto autore di saggi pubblicati su Amazon, tra cui “Speculopoli. L'Italia delle speculazioni. Fisco e monopoli”. Libri che raccontano questa Italia alla rovescia. Giangrande per una scelta di libertà si pone al di fuori del circuito editoriale. Libri dettagliati che fanno la storia, non la cronaca, perché fanno parlare i testimoni del loro tempo.

«Sono orgoglioso di essere diverso. In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L’Italia è un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l’ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita è? Già ho rinunciato a chiedere l’iscrizione all’elenco dei beneficiari del 5X1000, in qualità di presidente di una associazione antimafia ONLUS, per i disservizi dell’Agenzia delle Entrate. Cosa che ha già promosso una interrogazione parlamentare. Tra ladrocini a go go, (vedi Expo e Mose) e puttanizi vari, dove ognuno si prostituisce per un favore indebito - dice Giangrande - con la regola da rispettare degli appalti pubblici taroccati ed i concorsi ed esami pubblici truccati, ci tocca pure pagare i boiardi di Stato. Ci fanno una testa così a proposito dell’evasione fiscale. Si sono inventati gli studi di settore e cazzate varie. Ciononostante, anche se non hai incassato un euro, ti tocca addossarti l’onere di farlo sapere all’agenzia delle entrate che, guarda caso, ti complica la vita. Da buon cittadino onesto, cerco di far da me la dichiarazione Unico Persone Fisiche 2014. Il primo di giugno mi metto di buona lena, consapevole del fatto che, mai sia, si superi i termini di presentazione ed allora son cavoli amari. Mi metto a scaricare tutta la massa di software che l’agenzia indica nelle pagine più disparate. E’ come cercare il tesoro. Bene. Una volta che pensi di aver fatto tutto quanto precede la benedetta dichiarazione on line, cominci a compilarla, con in allegato lo studio di Settore, pensato da lunatici burocrati. Arrivati alla fine di Unico, al modello RX, la schermata mi informa che è impossibile completare l’operazione, in quanto non si può effettuare il controllo. Provo e riprovo per giorni e notti. Riscarico i programmi, casomai ci sono errori nel mio PC. Niente. Sono depresso e stanco. A quel punto mi chiedo: ma son veramente un coglione? Sbaracco tutto e vado da un Caf o un commercialista, pago la tangente di Stato per la compilazione di Unico e così sto a posto? Ma mi viene un dubbio: vuoi vedere che i coglioni sono altri? E mi metto a cercare i forum dei disgraziati come me. E cerca, che trovi, sul forum di fisco e tasse mi ritrovo qualcuno con lo stesso mio problema.

Scrive Re Artù. “Ciao. Sono un artigiano ex minimo, in contabilità supersemplificata ma soggetto agli studi di settore. Ho elaborato il mio Unico PF - il mio quadro " G " - elaborato con Gerico2014 il tutto risultato congruo e coerente - allego il relativo file all'Unico2014, vado in RN e RX per stampare in miei bravi mod. F24 ed andare in banca a pagare, cosa mi dice il programma di UNICO: "Il modulo di controllo dei record relativi agli studi di settore non è ancora disponibile, non è pertanto possibile eseguire il controllo completo della dichiarazione". Ma possibile che ogni anno si debbano mettere in difficoltà una intera categoria di artigiani che vogliono fare il loro dovere, cioè pagare onestamente le tasse e nel giusto termine imposto dalla legge, senza arrivare col fiatone ad eventuali proroghe (che ci saranno vedrete). Cosa fanno i programmatori dell'ADE, perché non perfezionano in tempo questi programmi messi in rete ogni anno sempre più in ritardo. Sapete se debbo essere io a scaricarmi questo modulo di controllo e se sì dove debbo andare a ricercarlo, oppure l'aggiornamento avviene automaticamente nel pacchetto di UNICO2014? Scusate ma non se ne può più. Ciao a tutti.”

Risponde Rocco, un buon samaritano. “Stai calmo, non ti arrabbiare. Innanzitutto è in arrivo la proroga dei versamenti di UNICO per i contribuenti che applicano gli studi di settore. Il modulo di controllo degli studi di settore non è ancora disponibile; trattasi di modulo superato da quello di controllo di UNICO. Pertanto, in presenza di mod. UNICO con allegato il modello sds, non potrai trasmettere la dichiarazione se il modulo di controllo non viene reso disponibile. Devi pazientare ancora un po', considerando che la scadenza per l'invio telematico è il 30/09/2014. Saluti.”

“E' la solita "farsa" di ogni anno. Grazie Rocco. Saluti.” Risponde rassegnato Re Artù. Allora mi chiedo. Ma per quanto tempo ancora ci devono prendere per il cu…….e non perdere la pazienza?»

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

venerdì 6 giugno 2014

Angela Petrachi. Il Delitto di Melendugno. La condanna di Giovanni Camassa è un errore giudiziario?


Storie di Ordinaria ingiustizia.

Angela Petrachi. Il Delitto di Melendugno. La condanna di Giovanni Camassa è un errore giudiziario?

Il caso del delitto di Angela Petrachi, che ha sconvolto non solo Melendugno e la provincia di Lecce, ma anche tutta Italia. Di lei si è interesatta il programma di Rai3: “Chi La Visto?

Se ne occupa Antonio Giangrande, noto autore di saggi pubblicati su Amazon, tra cui “Giustiziopoli, disfunzioni che colpiscono il singolo”, “Malagiustiziopoli, disfunzioni che colpiscono la collettività”, oltre che “Tutto su Lecce, quello che non si osa dire”. Libri che raccontano questa Italia alla rovescia. Giangrande per una scelta di libertà si pone al di fuori del circuito editoriale. Libri dettagliati che fanno la storia, non la cronaca, perché fanno parlare i testimoni del loro tempo.

«Sono orgoglioso di essere diverso. In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L’Italia è un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l’ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita è? Faccio mia l’aforisma di Bertolt Brecht. “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.” Rappresentare con verità storica, anche scomoda, ai potenti di turno, la realtà contemporanea, rapportandola al passato e proiettandola al futuro. Per non reiterare vecchi errori. Perché la massa dimentica o non conosce. Denuncio i difetti  e caldeggio i pregi italici. Perché non abbiamo orgoglio e dignità per migliorarci e perché  non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso!»

Continua Antonio Giangrande «E’ comodo definirsi scrittori da parte di chi non ha arte né parte. I letterati, che non siano poeti, cioè scrittori stringati, si dividono in narratori e saggisti. E’ facile scrivere “C’era una volta….” e parlare di cazzate con nomi di fantasia. In questo modo il successo è assicurato e non hai rompiballe che si sentono diffamati e che ti querelano e che, spesso, sono gli stessi che ti condannano. Meno facile è essere saggisti e scrivere “C’è adesso….” e parlare di cose reali con nomi e cognomi. Impossibile poi è essere saggisti e scrivere delle malefatte dei magistrati e del Potere in generale, che per logica ti perseguitano per farti cessare di scrivere. Devastante è farlo senza essere di sinistra. Quando si parla di veri scrittori ci si ricordi di Dante Alighieri e della fine che fece il primo saggista mondiale. Le vittime, vere o presunte, di soprusi, parlano solo di loro, inascoltati, pretendendo aiuto. Io da vittima non racconto di me e delle mie traversie.  Ascoltato e seguito, parlo degli altri, vittime o carnefici, che l’aiuto cercato non lo concederanno mai. Faccio ancora mia un altro aforisma di Bertolt Brecht “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”. Bene. Tante verità soggettive e tante omertà son tasselli che la mente corrompono. Io le cerco, le filtro e nei miei libri compongo il puzzle, svelando l’immagine che dimostra la verità oggettiva censurata da interessi economici ed ideologie vetuste e criminali.

«Del delitto di Angela Petrachi – racconta Giangrande - ne dava conto il 9 novembre 2002 lo stesso Corriere della Sera a firma di Roberto Buonavoglia. “I genitori pensavano che fosse fuggita, forse con un uomo. L' hanno cercata per 5 giorni prima di dare l' allarme. Ieri mattina, invece, Angela Petrachi, 31 anni, separata e madre di due bambini, è stata trovata morta da un cercatore di funghi in un boschetto di querce alla periferia di Melendugno, 15 chilometri da Lecce. Aveva la gonna arrotolata sui fianchi. Nessuna traccia degli indumenti intimi. Gli abiti, invece, erano strappati ma erano gli stessi che la vittima indossava il giorno della scomparsa, il 26 ottobre, quando lasciò i figli di 7 e 11 anni nella casa materna dicendo: «Torno subito». Sul cadavere il medico legale che oggi compirà l'autopsia, Alberto Tortorella, ha riscontrato tante sevizie da far dire agli investigatori che «il killer si è accanito sul corpo della povera donna». Angela Petrachi sarebbe stata attirata in una trappola dall'assassino, che quasi certamente conosceva. Forse l'uomo ha tentato di violentarla e lei ha resistito. L'ha colpita al volto con un bastone o una pietra, ha messo il corpo faccia in giù e l'ha trascinato per alcuni metri fino a nasconderlo dietro un cespuglio. Poi, prima di fuggire, l'assassino ha infierito sul cadavere. Uno sfregio, secondo i militari, che farebbe pensare a un delitto a sfondo sessuale forse riconducibile al giro di frequentazioni della donna. Proprio su conoscenti e amici di Angela Petrachi indagano ora i carabinieri che stanno controllando i tabulati delle schede telefoniche della donna e stanno scavando nella sua vita privata. La vittima, che svolgeva lavori saltuari, era separata da due anni dal marito, un militare al quale la famiglia non aveva perdonato di aver sposato Angela. Dopo la rottura del matrimonio la donna aveva frequentato un altro uomo che, alla fine della relazione, l'aveva denunciata sostenendo che la 31enne teneva comportamenti diseducativi con i figli. Per questo i due bambini erano stati affidati per 5 mesi a un istituto di Oria (Brindisi), fino al ritiro della denuncia. E proprio per impedire che alla donna venissero sottratti di nuovo i bimbi i suoi genitori hanno aspettato 5 giorni prima di denunciarne la scomparsa. Una perdita di tempo forse fatale: un testimone ha detto ai carabinieri di aver visto la donna 24 ore dopo la scomparsa.”. Angela Petrachi viveva a Melendugno, con i figli di 5 e 7 anni. Alle 14.30 di sabato 26 ottobre 2002, dopo aver pranzato con i figli in casa dei propri genitori, si allontanò dicendo che sarebbe andata per un’ora a casa sua e poi sarebbe tornata in tempo per accompagnare il figlio maggiore al catechismo. Ma questa evoluzione dei fatti non si verificò mai. Giovedì 31 i genitori di Angela vennero avvisati che l’auto della figlia si trovava nello spiazzo adiacente il campo sportivo, con la ruota posteriore destra a terra per un chiodo conficcato nel copertone. All’interno i documenti dell’auto e il giubbino. Secondo alcune testimonianze sarebbe stata parcheggiata lì fin dal pomeriggio di sabato. I documenti di Angela vennero ritrovati un paio di giorni. Non si seppe più nulla fino alle 8,30 circa di venerdì 8 novembre, quando il corpo di Angela venne trovato da un cercatore di funghi. Era in un boschetto, nelle vicinanze della strada su cui erano stati rinvenuti i documenti e la borsa. Indossava ancora i vestiti che aveva quando era uscita dalla casa dei genitori. Le indagini dei carabinieri si concentrarono da subito sull’ex fidanzato della donna al quale Angela, quel sabato 26 ottobre, aveva inviato ben 14 messaggi, tra le 17 e le 23. Nonostante tutto questo, invece è stato condannato Giovanni Camassa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due si erano dati appuntamento per l’acquisto di un cane ma l’incontro ben presto degenerò. Come accertato dal medico legale, Angela fu vittima di uno stupro, poi soffocata con le sue stesse mutandine e infine accoltellata. Di quel delitto fu accusato e condannato in via definitiva il 26 febbraio 2014 Giovanni Camassa. La corte di Cassazione ha confermato la condanna alla pena dell'ergastolo per Giovanni Camassa, l'agricoltore 45enne ritenuto responsabile dell'omicidio di Angela Petrachi, la 31enne uccisa brutalmente nell'ottobre del 2002 nelle campagne di Melendugno (Lecce). I giudici di primo grado avevano assolto l'imputato per non aver commesso il fatto; in appello, invece, l'imputato fu condannato al carcere a vita. Angela Petrachi, madre di due figli, uscita dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio del 26 ottobre 2002, scomparve nel nulla. Il suo corpo venne ritrovato solo la mattina dell'8 novembre da un cercatore di funghi. L'autopsia rivelò che la donna era stata violentata, strangolata con i suoi slip e seviziata con la lama di un coltello. Secondo l'accusa, l'imputato e la vittima si sarebbero incontrati nel pomeriggio del 26 ottobre per discutere dell'acquisto di un cane. Durante l'incontro, però, la situazione sarebbe degenerata e l'uomo, colto da un raptus forse perchè invaghito della donna, avrebbe aggredito Angela Petrachi uccidendola. Carcere a vita. E’ il verdetto emesso dai giudici della Suprema Corte dopo circa quattro ore di camera di consiglio. Ci sono voluti la sbobinatura di 400 file, la ripulitura di centinaia e centinaia di intercettazioni, un lavoro meticoloso da parte dell’ingegnere informatico Luigina Quarta e una nuova istruttoria dibattimentale per riscrivere una nuova inaspettata verità nel processo istruito per fare luce sull’omicidio di Angela Petrachi, avvenuto il 26 ottobre del 2002. I giudici di secondo grado, Presidente Roberto Tanisi, a latere Rodolfo Boselli, condannarono all’ergastolo il presunto assassino, Giovanni Camassa, 44enne di Melendugno, assolto in primo grado per non aver commesso il fatto dopo aver trascorso due anni e mezzo di carcere. Camassa si è sempre giustificato affermando che quel giorno si trovava in compagnia della propria compagna, ma gli accertamenti tecnici avrebbero ribaltato l’impianto difensivo costruito dall’avvocato difensore Francesca Conte che aveva evidenziato come non vi sarebbe mai stato un movente e fatto notare l’esistenza di rapporti burrascosi tra la donna e il suo ex marito, tanto che la Petrachi presentò anche una querela. I figli di Angela erano assistiti dall’avvocato Tiziana Petrachi. Dopo la pronuncia della colpevolezza ribadita, in via definitiva, dalla Cassazione i carabinieri della Stazione di Martano hanno arrestato Giovanni Camassa, 47enne, in ottemperanza all’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Lecce, in seguito alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione per l’omicidio di Angela Petrachi. Camassa, dopo le formalità di rito è stato tradotto alla Casa Circondariale di Lecce dove dovrà scontare la pena. Il ricorso alla Suprema Corte era stato presentato dall’avvocato difensore Francesca Conte, che ha sempre insistito sull’inesistenza di un movente che potesse spiegare il brutale assassinio. L’autopsia permise di stabilire che la giovane era stata violentata, strangolata e seviziata. A distanza di poco tempo i sospetti degli inquirenti si concentrarono su Giovanni Camassa, con il quale la Petrachi aveva un appuntamento il giorno della sua scomparsa per concordare l’acquisto di un cane. Al termine del processo di primo grado l’uomo fu assolto, mentre in Appello arrivò la condanna all’ergastolo da parte dei giudici a cui poco convincente risultò anche l’alibi fornito dal presunto assassino, che ha sempre sostenuto di avere trascorso il pomeriggio del 26 ottobre con la donna che in seguito diventò sua moglie. L’accusa ha analizzato e confutato l'alibi dell'imputato, dimostrando, attraverso riscontri di natura tecnica che, secondo il pubblico ministero hanno evidenziato come le “risultanze delle consulenze di parte siano prive di significato”, che l'imputato e la moglie non erano insieme in quel tragico pomeriggio macchiato di sangue. Camassa, infatti, ha sempre affermato che quel triste giorno di ottobre era proprio in compagnia di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Moira Flamini. Un passaggio fondamentale questo. La difesa di Camassa, rappresentata dall’avvocato Francesca Conte, aveva presentato ricorso in Cassazione. La penalista leccese ha sempre evidenziato come non vi fosse un movente dell’omicidio. Non sarebbe mai stato concordato, infatti, alcun incontro per l’acquisto di un cane, come sostenuto dall’accusa. Nella denuncia di scomparsa non vi è alcun riferimento, né nella successiva integrazione. La vicenda relativa al cane emergerebbe sol alcuni mesi dopo. Quel pomeriggio Angela Petrachi avrebbe dovuto incontrare, con ogni probabilità, due amiche. Una testimone, ritenuta inspiegabilmente inattendibile ha spiegato la difesa, vede alle 14.50 la donna salire su una Lancia Thema blu. L’avvocato Conte ha poi evidenziato come i rapporti tra la 31enne e l’ex marito fossero a dir poco burrascosi, tanto che la stessa aveva in passato presentato una querela nei suoi confronti. Appare singolare, secondo la nota penalista leccese, come l’alibi dell’uomo sia stato verificato telefonicamente, contattando una donna che, secondo la sua versione, era con lui quel pomeriggio. Tesi e ipotesi che non hanno trovato riscontro nei giudici, che hanno deciso di scrivere le parole “fine pena mai” sul fascicolo di Giovanni Camassa. A sollevare l’interesse sul caso ci ha pensato il nipote di Camassa che ha chiesto il mio aiuto, certamente non per risolvere il caso, né per porvi giustizia, incarico delegato alle toghe, magistrati ed avvocati, ma per sollevare un velo pietoso sulla spinosa vicenda. Testimonianza che è già stata riportata dal tg di Telenorba  il 12 marzo 2014 e da un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 marzo 2014.  Egli mi scrive: “Sono Francesco Di Cianni, Vi scrivo da Martignano, piccolo Comune della Provincia di Lecce, per illustrarVi una situazione gravissima e che vede protagonista un uomo, mio zio, detenuto ingiustamente per quasi 4 anni, e cosa ancor più grave, condannato all’ergastolo in via definitiva, al termine di un Processo quanto mai strano e anomalo, che non ha tenuto in considerazione aspetti fondamentali e prove che,  "senza ogni ragionevole dubbio", se fossero state considerate, avrebbero dimostrato l'assoluta innocenza ed estraneità ai fatti di quella che invece appare essere solo un caprio espiatorio a protezione di chissà chi o quale persona, invece evidentemente più influente di un normalissimo cittadino onesto, che ad oggi è invece libero ingiustamente! I fatti, brevemente, e che avremo modo sicuramente di affrontare e spiegarVi più nel dettaglio attraverso tutte le carte processuali, riguardano l'omicidio di Angela Petrachi, avvenuto nel 2002 in un Comune della medesima provincia di Lecce, Melendugno, e per il quale è stato condannato per l'appunto mio zio, Giovanni Camassa, senza nessuna prova e anzi con molti punti interrogativi e sospetti. A parziale dimostrazione di ciò, era stato anche assolto con formula piena per non aver commesso il fatto in primo grado in Corte di Assise dal Giudice Giacomo Conte. Lo stesso Giudice infatti, al tempo dei fatti, dispose anche la scarcerazione immediata dell'imputato. L'amara sorpresa giunse però in Corte d'Appello, dove, come per magia, venne ribaltata la sentenza di primo grado (che venne commutata in ergastolo, il massimo della pena prevista dal Codice Penale Italiano, e che non viene comminata nemmeno ai Mafiosi, ma che evidentemente nel caso di mio zio doveva cancellare in fretta il reato dalle spalle del vero esecutore, molto più influente di un povero e comunissimo contadino leccese), e la definitiva doccia fredda in Cassazione, il 26/02/2014, con la riconferma dell'ergastolo in capo al mio congiunto. La cosa eclatante non sta nella condanna in sé (non sarebbe il primo caso di mala giustizia italiana, e forse neanche l'ultimo nostro malgrado), ma nel fatto che nei gradi successivi al primo non sono state prese in considerazione prove eclatanti (una su tutte la perizia del R.I.S. che scagionava l'imputato, e lo stesso Capitano del R.I.S. che scriveva testualmente nella relazione "…..escludiamo Giovanni Camassa dall'ipotesi che avesse potuto commettere il fatto."), o testimonianze di persone che confermavano l'alibi di mio zio. Al tempo stesso, non sono stati presi in considerazione fatti importanti e sicuramente decisivi al fine dell'esito processuale (se appunto considerate), quali le denunce per percosse alla povera vittima antecedenti il suo omicidio, o posizioni di persone quanto meno sospette che dalle 17.00 alle 23.00 ricevevano messaggi da parte della Petrachi anche dopo la presunta morte (che secondo l’accusa è avvenuta intorno alle 13.00) e la presenza del loro DNA sul corpo della vittima e le quali ad oggi sono libere e le cui posizioni non sono mai state affrontate processualmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Da ultimo abbiamo la testimonianza di nuove persone che finalmente sembra abbiano trovato la forza di testimoniare a favore di mio zio, dopo anni di terrore e paura per la loro incolumità.”. Ben venuto nel club, direi a Francesco ed a tutti i disillusi da questa giustizia. Peccato che a contarli tutti vien l’orticaria. Ben 5 milioni di errori giudiziari ed ingiuste detenzioni negli ultimi 50 anni. Se sembran pochi per alimentare un dubbio su come funziona la giustizia in Italia, vuol dire che vale il detto già richiamato: “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”.»

 

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

lunedì 2 giugno 2014

Editoria e censura. Sarah Scazzi ed i casi di cronaca nera. Quello che non si deve dire.


Editoria e censura. Sarah Scazzi ed i casi di cronaca nera. Quello che non si deve dire.

Quando gli autori scomodi sono censurati ed emarginati.

Il caso che ha sconvolto l'Italia e ha cambiato per sempre la cronaca nera in due libri-dossier precisi e dettagliati che fanno la storia, non la cronaca, perché fanno parlare i testimoni del loro tempo.  “Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana. Il resoconto di un avetranese.” E “Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana. Il resoconto di un avetranese. La Condanna e l’Appello”. Sono i libri che Antonio Giangrande ha scritto in riferimento al caso nazionale. In questi libri l’avetranese Giangrande ripercorre da testimone privilegiato in prima persona tutte le tappe del caso: gli interrogatori, lo studio degli incartamenti, le analisi delle tracce sul luogo del delitto, i ragionamenti per entrare nella dinamica del delitto. Da giurista e da sociologo storico inserisce la vicenda in un sistema giudiziario e mediatico che ha trattato vicende similari e che non lasciano spazio ad alcuna certezza. Di Sarah Scazzi si continuerà a parlare a lungo. La vicenda, tra le più controverse nella cronaca recente del nostro Paese, è stata costantemente seguita, commentata e interpretata, anche a sproposito. Antonio Giangrande in questi libri compie un viaggio meticoloso e preciso all'interno delle prove e delle contraddizioni sia del caso giuridico, che dei suoi controversi protagonisti. Antonio Giangrande è un punto di riferimento, è il destinatario la tua prima telefonata per capire cosa sia successo. Le sue analisi sono sempre schiette, appassionate, cristalline. Mai scontate o banali. Puoi anche non essere d'accordo, ma dal confronto ne esci più sapiente.

Antonio Giangrande, noto autore di saggi pubblicati su Amazon, che raccontano questa Italia alla rovescia, per una scelta di libertà si pone al di fuori del circuito editoriale. Questo è un dazio che egli paga in termini di visibilità. Ogni kermesse, manifestazione, mostra o premio a carattere culturale è in mano agli editori. Premi e vincitori li scelgono loro, non il lettore. I giornali e le tv dipendono dagli editori e per forza di cose sono costretti a promuovere gli autori della casa. Il web è uno strumento per far conoscere gli autori sconosciuti. Antonio Giangrande usa proprio il web per raccontarsi.

«Sono orgoglioso di essere diverso. In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L’Italia è un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l’ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita è? Faccio mia l’aforisma di Bertolt Brecht. “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.” Rappresentare con verità storica, anche scomoda, ai potenti di turno, la realtà contemporanea, rapportandola al passato e proiettandola al futuro. Per non reiterare vecchi errori. Perché la massa dimentica o non conosce. Denuncio i difetti  e caldeggio i pregi italici. Perché non abbiamo orgoglio e dignità per migliorarci e perché  non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso!»

Continua Antonio Giangrande «E’ comodo definirsi scrittori da parte di chi non ha arte né parte. I letterati, che non siano poeti, cioè scrittori stringati, si dividono in narratori e saggisti. E’ facile scrivere “C’era una volta….” e parlare di cazzate con nomi di fantasia. In questo modo il successo è assicurato e non hai rompiballe che si sentono diffamati e che ti querelano e che, spesso, sono gli stessi che ti condannano. Meno facile è essere saggisti e scrivere “C’è adesso….” e parlare di cose reali con nomi e cognomi. Impossibile poi è essere saggisti e scrivere delle malefatte dei magistrati e del Potere in generale, che per logica ti perseguitano per farti cessare di scrivere. Devastante è farlo senza essere di sinistra. Quando si parla di veri scrittori ci si ricordi di Dante Alighieri e della fine che fece il primo saggista mondiale. Le vittime, vere o presunte, di soprusi, parlano solo di loro, inascoltati, pretendendo aiuto. Io da vittima non racconto di me e delle mie traversie.  Ascoltato e seguito, parlo degli altri, vittime o carnefici, che l’aiuto cercato non lo concederanno mai. Faccio ancora mia un altro aforisma di Bertolt Brecht “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”. Bene. Tante verità soggettive e tante omertà son tasselli che la mente corrompono. Io le cerco, le filtro e nei miei libri compongo il puzzle, svelando l’immagine che dimostra la verità oggettiva censurata da interessi economici ed ideologie vetuste e criminali. Si è mai pensato, per un momento, che c’è qualcuno che da anni lavora indefessamente per far sapere quello che non si sa? E questo al di là della convinzione di sapere già tutto dalle proprie fonti? – conclude Giangrande – Si provi a leggere un e-book o un book di Antonio Giangrande. Si scoprirà cosa succede veramente in un territorio o in riferimento ad una professione. Cose che nessuno dirà mai. Non si troveranno le cose ovvie contro la Mafia o Berlusconi o i complotti della domenica. Cose che servono solo a bacare la mente. Si troverà quello che tutti sanno, o che provano sulla loro pelle, ma che nessuno ha il coraggio di raccontare. Si può anche non leggere questi libri, frutto di anni di ricerca, ma nell’ignoranza imperante che impedisce l’evoluzione non si potrà più dire che la colpa è degli altri e che gli altri son tutti uguali.»

“L’Italia del Trucco, l’Italia che Siamo”. Collana editoriale di decine di saggi autoprodotta da Antonio Giangrande su Amazon, Create Space, Lulu, Google Libri ecc. Libri da leggere anche a costo zero. Se invece volete dargli una mano, regalate un libro di Antonio Giangrande. Scoprirete tutto quello che non si osa dire.

 

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

giovedì 29 maggio 2014

Inchiesta. La polemica sulla nomina dei presidenti di seggio e degli scrutatori.


Inchiesta. La polemica sulla nomina dei presidenti di seggio e degli scrutatori.

E’ solo una guerra tra poveri.

Ogni anno, dappertutto in Italia ad ogni tornata elettorale, vi sono aspettative e delusioni e si scatena la tradizionale bagarre sulla nomina degli scrutatori e dei presidenti di seggio, col corollario di polemiche ed accuse contro i nominati.

L'accusa più ricorrente è che a svolgere le funzioni di scrutatore e presidente di seggio siano più o meno sempre gli stessi raccomandati.

Dichiarazione di Antonio Giangrande, presidente della “Associazione contro tutte le mafie”, noto autore di saggi pubblicati su Amazon, che raccontano questa Italia alla rovescia. «E’ come se l'ufficio di collocamento fosse gestito dai partiti politici, e ogni partito potesse fare assumere un certo numero di lavoratori, in base alla percentuale di voti ottenuti. Sarebbe ovviamente uno scandalo: ma è proprio questo che avviene con le attuali modalità di nomina. La differenza risiede solo nella durata dell'occupazione, ma la sostanza dell'ingiustizia è la stessa. Ma ci sono altri aspetti importanti da valutare. Facciamo chiarezza. Cominciamo dagli scrutatori che dal 2005 vengono scelti non più tramite sorteggio ma per nomina diretta da un comitato elettorale costituito da soggetti politici, i cui criteri di scelta sono discrezionali. Quindi per farsi scegliere bisogna presentare a loro le proprie referenze. Qualcuno, per orgoglio, non si abbasserà a tanto, ma è anche vero che la conoscenza conta, anche solo dei motivi della scelta necessaria rispetto ad altri candidati. Cosa diversa è per la nomina dei presidenti di Seggio-Sezione. In questo caso la scelta spetta al presidente della Corte d'Appello competente per territorio. In più vi è una circolare del 2009 del Ministero dell'Interno che, per limitare il verificarsi di problemi in un ruolo comunque delicato, di fatto invita a favorire chi, in passato, ha già svolto bene l'incarico, senza commettere errori o irregolarità. Per questo salta all’occhio la periodica nomina di alcuni presidenti di Seggio, evidentemente capaci, e questo unito al fatto che ai suddetti presidenti sono aggregati i soliti segretari da loro nominati (molte volte loro parenti). Spesso gli incarichi di segretario e presidente si alternano tra loro, ma da fuori sembra che sia sempre uguale ed ecco spiegato come mai, sopratutto nei piccoli comuni, vengano percepiti come "sempre gli stessi". Quello che la gente dovrebbe sapere, però, prima di incorrere in qualunquistici luoghi comuni è che le elezioni sono una cosa seria e gli adempimenti burocratici sono onerosi e dispendiosi. Il collegio deve essere formato da gente capace e dedita all’incarico. A volte ci si trova a dover coordinare persone svogliate, o che non sanno, o non possono, per handicap, o non vogliono scrivere. In questo modo l’ingranaggio si inceppa e la gente fuori fa la fila, impedita a votare. Gente che guarda caso si da appuntamento all’orario dello struscio e si accalca sempre negli orari di punta che sono sempre gli stessi: il pomeriggio tardi e la prima sera. E poi c’è che il sabato molti dei nominati non si presentano ed allora bisogna che il presidente chiami il primo soggetto disponibile che ha di fronte, la cui capacità è tutta da dimostrare. Per gli assenti della domenica, poi, non vi è sostituzione ed allora il collegio è monco. Ancora una cosa la gente non sa. Non è il far votare che stanca, ma l’aspetto burocratico con la redazione dei doppi verbali ed il bilanciamento dei numeri e la formazione dei pacchi. Inoltre vi è l’incognita dei rappresentanti di lista. Situazione da monitorare. Molti rappresentanti di lista sono nominati apposta per falsare od intralciare il regolare andamento della votazione. Ecco perché, spesso, le polemiche sono montate ad arte, specie se a presiedere il seggio vi è qualcuno non propenso ad agevolarli. Comunque le strumentali o fondate diatribe circa la nomina è solo una guerra tra poveri. Un solo dato attinente le ultime elezioni. Preparazione seggio al sabato dalle ore 16,00. Un paio di ore, se non tre,  per autenticare le schede elettorali (bollatura e firmatura) e tutti gli altri adempimenti. La domenica apertura alle ore 07,00, ma con rientro almeno mezzora prima per istruire gli scrutatori. Cosa che nessun comune fa nei giorni precedenti al voto. Termine votazione alle ore 23,00. Spoglio e chiusura dopo almeno 3 ore. Ricapitolando: 3 ore al sabato ed una ventina la domenica. Sono 23 ore di lavoro impegnativo e di responsabilità, ricoprendo la qualità di pubblico ufficiale. Si percepisce 96 euro (un decina in più per il presidente). Fate i conti: 4 euro circa ad ora. La dignità e l’orgoglio imporrebbe a questo punto rendersi conto che è inutile alimentare una guerra tra poveri e favorire il clientelismo sostenuto dalle nomine, ma ribellarsi al fatto che ci hanno ridotto ad anelare quei 4 euro l’ora per una sola e misera giornata.»

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

martedì 27 maggio 2014

PD, 40% di che? Le elezioni e la vittoria del partito della protesta.


PD, 40% di che? Le elezioni e la vittoria del partito della protesta. Come i media manipolano la realtà.

Italia. Ha vinto il partito del “non voto”. Monta la protesta, ma i giornalisti la censurano.

Prendiamo per esempio le elezioni dei parlamentari europei del 25 maggio 2014. Dati ufficiali definitivi del Ministero dell’Interno tratti da suo portale. Affluenza:

6-7 giugno 2009 Italia+Estero 65,05%, Italia 66,46%;

25 maggio 2014 Italia+Estero 57,22%, Italia 58,68%;

Quindi si deduce che il partito del “non voto” si attesta in quest’ordine:

Italia + estero astenuti 21.671.202 ossia il 42,78%;

Italia astenuti 20.348.165  ossia il 41,32%;

Questo è il dato nazionale. Più eclatante e sintomatico se si tiene conto dei risultati nell’Italia meridionale, più incazzata verso questa politica qualunquista ed inconcludente. Spesso, corrotta.

Sardegna astenuti 58%

Sicilia astenuti 57,12%

Calabria astenuti 54,24

Puglia astenuti 48,48

Basilicata astenuti 50,44

Campania astenuti 48,92

A questi elettori astenuti bisogna aggiungere un altro milione e mezzo di elettori che hanno deciso di mandare “affanculo” i nostri politici direttamente nelle urne.

Schede bianche 577.856 1,99%;

Schede nulle 954.718 3,30%;

In tutto “i non voto” italiani sono il 47,29 %.

In più vi è quella parte che vede nel Movimento 5 Stelle il collettore ideale della loro protesta. 5.807.362,  21,15%  Italia+estero, Italia 5.792.865, 21,16%.

In definitiva 22 milioni di italiani hanno deciso di protestare con il sistema del non voto, che i denigratori chiamano astensione.

Che diventano 29 milioni se si sommano a chi della protesta ne ha fatto un movimento. Movimento che non  rappresenta tutte le aspettative della totalità dei protestanti, perché troppo giustizialista o violento verbalmente o troppo volto a sinistra. O perché si arroga il diritto di essere l’unico “partito degli onesti” di stampo dipietrista.

Tutta questa astensione mal­grado il traino delle ammi­ni­stra­tive in quasi 4000 comuni e in due Regioni, l’Abruzzo e il Pie­monte. Amministrative dove spesso e volentieri tutte le famiglie, (con parenti candidati) sono costrette ad andare a votare.

Da tener conto anche dell’exploit della Lega che, esportando in Europa la sua politica secessionista, ha tirato voti, nella prospettiva di far venir fuori l’Italia dall’Euro, tralasciando per il momento la sua battaglia di far venir fuori la Padania dall’Italia.

Bisogna che si capisca e farlo capire agli italiani ignari e corrotti da questa stampa, galoppina del Potere, che 29.011.138 di italiani si non rotti il cazzo di questi politici, delle loro ideologie e dei magistrati che li proteggono. (L’intercalare rende l’idea). Politici cooptati e nominati dalla nomenclatura tra i peggio. Lontani dai bisogni della gente ed ignari della realtà quotidiana di malati, disoccupati, carcerati, ecc…..

Il tanto decantato Renzi e il Pd, con il suo 40%, ha preso solo 11.172.861 voti in Italia o 11.203.231 + estero.

Insomma. In definitiva Renzi ed il Pd ha preso in effetti il 22%. Ossia solo 2 italiani su 10 lo hanno votato. E questo anche perché con i rossi non c’è protesta che tenga. Il loro voto ed il loro sostegno al partito non lo fanno mai mancare. Anche con candidati impresentabili. Addirittura alle prime ore delle aperture dei seggi, sia mai che arrivi la morte ad impedire quello che loro chiamano “senso civico”. E questo i presidenti di seggio lo sanno bene. 

Ciononostante il giorno dopo della tornata elettorale ogni giornale o tg mistifica la realtà e porta l’acqua al mulino del partito di riferimento. E dato che sono tutti politicizzati, i giornalisti commentano la vittoria (inesistente) della loro parte politica o ne limitano da debacle.

Checche se ne dica: più di Grillo, più di Berlusconi, più di Alfano, più della Meloni, più di Salvini, più dei seguaci del greco Tsipras, più del prodigioso e mediatico Pd di Renzi, con un’affluenza in Italia al 57 per cento, 8 punti in meno rispetto al 65 del 2009, il partito più forte in Italia è il partito della protesta, ossia del “non voto”.

E’ strano, però, che nessuno ne renda conto e, cosa più importante, che i politici non se ne rendano conto.

Anzi, errata corrige. Ognuno di noi, “ cittadini onesti ed immacolati” e ognuno di loro, “politici corrotti ed incapaci”, ha una spiegazione: "Uno Stato di coglioni...", commenta stizzito Emanuele Cozzolino del M5S. Commento che è fatto proprio da tutti gli schieramenti, rivolto verso chi non ha votato per la loro parte politica. Questo commento è fatto proprio anche da parte dei “Non votanti”, coacervo anarchico di idee confuse che si limita a protestare, senza proporre. Incapaci di aggregarsi tra loro o con gli altri per il sol fatto di essere composto da sedicenti prime donne. Se qualcuno di loro, poi, presenta la proposta e si candida ad attuarla, vien tacciato di essere come gli altri: “corrotto ed incapace”. In questo modo tarpandogli le ali.

Che alla fine abbia ragione Cozzolino? Con questi italiani ignavi (coglioni) non cambierà mai nulla? Si deve arrivare alla fame per dar vita alla rivoluzione?

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

venerdì 23 maggio 2014

Basta con la liturgia dell’antimafia di sinistra


Basta con la liturgia dell’antimafia di sinistra

Antonio Giangrande: «Se aprile è il mese dei riti cristiani con la pasqua, maggio è il mese della liturgia dell’antimafia di sinistra.»

Io sono abituato a parlare di argomenti, di cui ho qualcosa da dire. Sulla mafia, per esempio, ho scritto un libro letto in tutto il mondo: “Mafiopoli. Mafia, quello che non si osa dire”. Per me Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono il faro a cui mi ispiro ed il loro esempio è l’oggetto del mio libro. Il mio ricordo a loro va tutti i giorni e non solo nell’anniversario della loro morte. Per molti la data della loro morte è solo l’anniversario degli attentati. Il gesto criminale sminuisce la figura dell’uomo che viene a mancare. Mai dire antimafia è il concetto che divulgo,  in qualità di noto autore di saggi sociologici che raccontano di una Italia alla rovescia, profondo conoscitore ed esperto del tema e presidente nazionale di una associazione antimafia. Il mio intento è dimostrare che la mafia siamo noi: i politici che colludono, i media che tacciono, i cittadini che emulano e le istituzioni che abusano ed omettono. Credo che sul tema io sia uno dei principali esperti, anche perché sono presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, sodalizio antiracket ed antiusura riconosciuto dal Ministero dell’Interno. Una delle tante associazioni a cui viene disconosciuto il ruolo e gli onori che meritano, solo perché non fanno parte del sistema strutturato dalla sinistra, di cui “Libera” è la maggiore espressione.

Anche quest’anno i giornali e le tv, quasi sempre di sinistra, osannano l’evento che corrompe le giovani menti. Se aprile è il mese dei riti cristiani con la pasqua, maggio è il mese della liturgia dell’antimafia di sinistra. A Civitavecchia si sono imbarcati circa 1.500 studenti, gai per aver marinato la scuola, a cui si sono aggiunti altri 1.500 studenti all’arrivo a Palermo. Corrompendo le menti dei giovani si cerca di perpetrare quel credo partigiano, per il quale gli onesti stanno da una parte e i delinquenti dall’altra, Grillo permettendo.

QUALE ANTIMAFIA? Camera dei Deputati. 15 maggio 2014. Alessio Villarosa (Movimento 5 Stelle) accusa la maggioranza di non rispettare (nei fatti) gli insegnamenti di Falcone e Borsellino. "Noi siamo il partito di Pio La Torre e non accettiamo lezioni da nessuno in materia di legalità. Soprattutto da chi è guidato da chi sostiene che la mafia non esiste". Lo ha urlato nell'aula della Camera Anna Rossomando del Pd replicando al M5s in dichiarazione di voto sulla richiesta di arresto per Francantonio Genovese. Tutti i suoi colleghi di gruppo si sono levati in piedi per applaudirla mentre il M5s urlava: "Vergognatevi".  "Noi siamo i fondatori della democrazia", ha rivendicato l'esponente democratica citando Pio La Torre, il segretario del Partito comunista siciliano ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982. Il Pd, ha detto Rossomando rivolta al gruppo M5S, "non accetta lezioni da nessuno, soprattutto da chi è andato in Sicilia dicendo che la mafia non esiste, facendo le buffonate attraversando lo Stretto". La presidente della commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi (Pd) ha preso la parola in aula, al termine del dibattito sulla richiesta di arresto a carico del deputato democratico Francantonio Genovese, per replicare al polemico intervento di Alessio Villarosa del Movimento 5 stelle. "Vorrei restasse agli atti di questa Camera, nel rispetto del sacrificio della loro vita e dei loro familiari - ha detto Bindi - che nessuno può appropriarsi di Falcone e di Borsellino". Secondo la presidente dell'antimafia, i due magistrati uccisi dalla mafia "sono di tutta la nazione, di tutta l'Italia e da quando abbiamo messo le loro immagini nel parlamento europeo sono di tutta l'Europa". Bindi a capo dell'Antimafia: sfruttò i sindaci anti boss per farsi eleggere alla Camera. Il Pd la candidò in Calabria: ma una volta presi i voti, non s'è più fatta vedere, scrive Felice Manti su “Il Giornale”. A Siderno la stanno ancora aspettando. Eppure a Rosy Bindi la Locride dovrebbe esserle cara, visto che quei voti raccolti alle primarie Pd in Calabria sono stati decisivi per la sua elezione come capolista. Da febbraio invece l'ex presidente Pd i calabresi la vedono solo in tv. D'altronde la Bindi non ha fatto un solo incontro sulla 'ndrangheta durante la campagna elettorale, ammettendo «di non sapere niente di mafia».

Da presidente nazionale di una associazione antimafia è una vergogna non essere invitati ad alcuna celebrazione istituzionale o scolastica dedicata ai martiri della mafia: tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questo pur essendo il massimo esperto della materia. Questo perché noi non seguiamo la logica nazionale delle celebrazioni dei due magistrati, specialmente fatta da chi ne ha causato la morte. Perché non ci associamo alla liturgia di questa antimafia che poi è forse solo propaganda.

SVELARE LA VERITÀ SUI MAGISTRATI. Si farebbe cosa nobile, invece, svelare la verità sulla loro morte e disincentivare tutti quei comportamenti socio mafiosi che inquinano la società italiana. Come si farebbe onore alla verità svelare chi e come paga il giro di carovane e carovanieri. In riferimento all’attentato di Brindisi e a tutte le manifestazioni di esaltazione di un certo modo di fare antimafia di parte e di facciata, denuncio l’ipocrisia di qualcuno che suggestiona e manipola la mente dei giovani per indurli ad adottare comportamenti miranti a promuovere una verità distorta su chi e come fa antimafia.

LOTTA ALLA MAFIA CON LA CONOSCENZA. Con l’attentato alla scuola Morvillo-Falcone e la morte di Melissa Bassi Brindisi e Mesagne e l’intero Salento sono diventate tutto d’un tratto terra di mafia e di mafiosi e per gli effetti sono diventate palco promozionale per carovane e carovanieri proveniente da ogni dove, da cui noi prendiamo assolutamente le distanze. Mesagne e Brindisi e tutto il Salento non hanno bisogno di striscioni in sparute manifestazioni o di omelie religiose per fare ciò che deve essere fatto: sia in campo istituzionale, sia in campo sociale. Gli studenti, con la mente vergine e aperta, non devono essere influenzati da falsi pedagoghi catto-comunisti, sostenuti da sindacati e movimenti di sinistra, che inducono a falsi convincimenti di tipo ideologico. La lotta alla mafia è un’altra cosa: è conoscenza senza censura e omertà scevra da giudizi preconcetti. E di questo anche il Santo Padre, Papa Francesco, ne deve essere edotto: non esiste solo un’antimafia clericale-comunista. E Don Ciotti non è l’unico punto di riferimento.

Le vittime di mafia, non hanno bisogno di ricordare, perché la mafia la vivono sulla loro pelle ogni giorno.

Le vittime di mafia non hanno bisogno di front office pubblicizzati e finanziati dalla politica. Le vittime non hanno bisogno di visibilità, a loro basta che l’Ordine Pubblico e la Giustizia funzionino. Che le loro denuncie non siano insabbiate.

Ma a Palermo la liturgia antimafia del 23 maggio non si tocca: e così i vip istituzionali della “Falconeide” hanno ricordato la strage di Capaci riempiendosi la bocca di una parola cruciale: la memoria. La “Falconeide” è un festival della memoria, ma di quella memoria a intermittenza che è tipica dei professionisti della “doppia morale istituzionale”. Dispiace per la buona volontà disinteressata di alcuni: ma finché la memoria istituzionale sarà esclusivo privilegio di defilé mediatici, regolati da star del buonismo televisivo, finché la memoria istituzionale non avrà lo stessa sacralità della verità storica, la “Falconeide” – e le analoghe manifestazioni che fanno spettacolo dell’impegno antimafia – non potrà essere altro che quello che oggi (tristemente) appare: una sfilata di virtuosi dell’ipocrisia di Stato che forse non fanno parte, come sostiene Beppe Grillo, “dello stesso governo che ha ucciso Falcone e Borsellino”, ma di certo sono parte integrante della stessa classe politica senza scrupoli.

Peccato che trattasi, anche quest’anno, di memoria buona solo ed esclusivamente alle passerelle antimafia, come ha rilevato qualche tempo fa il pm Nino Di Matteo che ha toccato con mano le tante amnesie istituzionali nell’indagine sulla trattativa Stato-mafia: “Per tanti, i magistrati sono da onorare solo da morti; siamo stanchi dell’ipocrisia di chi, quando erano in vita Falcone e Borsellino, non esitava a definirli “giudici politicizzati”, mentre, dopo che sono morti finge di onorarli. E’ un falso storico”. E quei “giudici politicizzati” non erano di sinistra, quindi si ricordi bene da vivi da chi erano attaccati: da chi oggi li osanna!!!

CHI PAGA? Tra canti, fiaccole e palloncini, infatti, è stato un vero trionfo dell’ipocrisia istituzionale. E per ultimo, in tempo di spending review , tutti noi dovremmo chiederci: tutto l’ambaradan comunista della nave della legalità che porta in gita gli studenti, la cui estrazione sociale è tutta da verificare, quanto costa alla comunità, quindi a noi stessi, pur distanti da quella ideologia vetusta?

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT 

 

martedì 20 maggio 2014

LECCE E CAGLIARI: AVVOCATI CON LE PALLE


LECCE E CAGLIARI: AVVOCATI CON LE PALLE

Lecce e Cagliari: avvocati con le palle. Gli avvocati protestano, credi che non ti riguardi?

«Per una volta sorvolo sull’abilitazione truccata nell’avvocatura. E per quanto ne parli, tanto me la fanno pagare. Ciononostante per la prima volta posso osannare le gesta delle toghe leccesi e cagliaritane che si differenziano dalla massa succube della politica e della magistratura».

Esordisce così, senza giri di parole il dr Antonio Giangrande.

«Da mesi gli avvocati cagliaritani e leccesi sono impegnati in un'azione di astensione dalle udienze, nel silenzio dei media nazionali. Azione a carattere generale che non attiene battaglie di bottega, come per esempio la chiusura della sede distaccata di quel Tribunale o di quel Giudice di Pace. Qui trattasi dei tagli e dell’aumento dei costi ad una giustizia allo sfascio che genera ingiustizia. Lotta che ha lasciato indifferenti e silenziosi sia il presidente del Consiglio Renzi che il ministro della giustizia Orlando». Continua Giangrande, noto autore di saggi con il suffisso opoli (per denotare una disfunzione) letti in tutto il mondo. «Le coraggiose toghe hanno promosso una raccolta fondi tra gli avvocati di Lecce e Cagliari per acquistare una mezza pagina pubblicitaria sul Corriere della Sera e spiegare, ancora una volta, le ragioni che hanno portato negli ultimi mesi a scioperare e protestare. I media se non li paghi non informano. E’ ammirabile il gesto se si tiene conto che la protesta, questa volta, è mirata non solo a difesa della lobby, ma anche alla tutela dei diritti del cittadino.»

Sul giornale leggi.

GLI AVVOCATI PROTESTANO:CREDI CHE NON TI RIGUARDI?

Lo sai che i tempi di un processo sono aumentati mediamente di 2 anni? E che, invece, dal 2002 al 2012 il costo di ciò che tu paghi allo Stato per un processo è aumentato fino al 182,67%? Lo Stato ha aumentato le tasse che tu paghi per difendere i tuoi diritti e ha imposto la mediazione obbligatoria, con costi a tuo carico prima di poter andare davanti a un giudice.

Lo sai che il Governo sta pensando di chiederti una tassa per sapere i motivi delle sentenze? E i soldi che hai versato per la tassa non te li restituirà in nessun caso?

Lo sai che in appello la tassa che hai pagato in primo grado viene aumentata del 50%. E in Cassazione si raddoppia? E che se perdi la devi pagare di nuovo?

Lo sai che se per esempio devi impugnare un’espropriazione al TAR la Tassa costa almeno 650 euro (ma per gli appalti può arrivare fino a 6.000!), ed altri 650 (o 6.000) se successivamente dovrai impugnare altri atti e che al Consiglio di Stato quella tassa viene aumentata del 50%? Perdi? Rischi di pagare di nuovo.

Lo sai che se hai ricevuto un accertamento fiscale o un fermo amministrativo illegittimo e vuoi ricorrere in Commissione Tributaria devi pagare una tassa per ogni accertamento impugnato e se siete in due (ad es. tu e tua moglie) dovete pagare due volte? E che se vuoi impugnare in Commissione Tributaria Regionale quella tassa viene aumentata del 50%?

Lo sai che se sei povero la Costituzione ti garantisce che l'avvocato te lo paga lo Stato, ma che lo stesso Stato ha introdotto delle norme che lo rendono di fatto impossibile?

Lo sai che lo Stato è talmente lento nel perseguire i reati che in media la prima udienza dei processi si tiene quando già è trascorso il 70% del tempo utile per la prescrizione del reato?

Lo sai che lo Stato nel settore penale minaccia di elevare fino a € 10.000,00 la sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso?

Lo sai che, a causa della chiusura dei Tribunali periferici, i tempi e i costi delle esecuzioni nei confronti del tuo debitore si sono allungati a dismisura?

Lo sai che senza l’avvocato la tua domanda di giustizia non sarebbe ascoltata?

Lo sai che è grazie al coraggio degli avvocati che sono andati contro la giurisprudenza dominante se, ad esempio, oggi puoi fare causa alla banca per l’anatocismo sui conti correnti? O se puoi fare causa al datore di lavoro che ti ha licenziato ingiustamente? O se puoi lottare affinché tuo figlio non sia allontanato dalla tua famiglia? O se puoi difenderti dall’accusa di un reato che non hai commesso?

Per questo, e molto altro, gli Avvocati di Lecce e Cagliari sono in astensione ad oltranza dalle udienze. Lo Stato sta smantellando la Giustizia. Sei ancora convinto che se la giustizia non funziona è tutta colpa degli avvocati?

Per la Commissione di garanzia pare proprio di sì. La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero ha aperto un procedimento nei confronti dell’Ordine degli avvocati di Lecce, in particolare, nella persona del suo presidente, Raffaele Fatano. Due sono le contestazioni mosse: violazione dell’obbligo di preavviso minimo e della determinazione della durata dello sciopero, e violazione della norma sulla durata massima dell’astensione. Le toghe salentine hanno deciso di astenersi dalle udienze nel corso dell’assemblea straordinaria riunitasi il 18 febbraio scorso. Decisione confermata il 14 aprile in un successivo appuntamento assembleare laddove si decise di portare avanti lo sciopero a oltranza fino al 3 giugno, anticipata al 28 maggio, giorno in cui gli avvocati si riuniranno nuovamente per stabilire se continuare o meno a disertare le aule dei tribunali.  Un invito a sospendere l’astensione dalle udienze era stato rivolto agli avvocati dall’Anm attraverso un documento stilato nel corso dell’assemblea degli iscritti tenutasi lo scorso 23 aprile. Molto probabilmente la Giustizia non è un sentire comune.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia


099.9708396 – 328.9163996

PUOI TROVARE I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE SU AMAZON.IT