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domenica 22 gennaio 2012

MALA POLIZIA

MALA POLIZIA TRA ORDINE PUBBLICO ED ABUSO DI POTERE
http://www.youtube.com/watch?v=fZlO5y-XDic
Di Antonio Giangrande
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sabato 21 gennaio 2012

COSTA CONCORDIA, ITALIA

Una nave, una nazione
http://www.youtube.com/watch?v=CntfYk5CZgM
di Antonio Giangrande
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giovedì 19 gennaio 2012

LA MAFIA DEL NORD

LA MAFIA DEL NORD
http://www.youtube.com/watch?v=Y9jF5MdL3DY
Di Antonio Giangrande
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mercoledì 18 gennaio 2012

LA MAFIA DELLA GIUSTIZIA

LA MAFIA DELLA GIUSTIZIA
http://www.youtube.com/watch?v=A35oFYjocFQ
Ingiustizia e malagiustizia
Di Antonio Giangrande

venerdì 13 gennaio 2012

LA MAFIA DEGLI AVVOCATI

L’Associazione Contro Tutte le Mafie denuncia: «Altro che liberalizzazioni. Non solo concorso di abilitazione notoriamente truccato ed impunito. L’Ordine degli avvocati ostacola la professione degli avvocati dei Paesi Ue: indagine Antitrust contro l’Ordine degli avvocati. La nota stampa dell'Antitrust pubblicata su molti giornali dell’11 gennaio 2012 rende pubblico un fatto risaputo che colpisce anche altri Fori.»
Avvocati nel mirino dell’Antitrust. L'Autorità, presieduta da Giovanni Pitruzzella, sta indagando su dodici Ordini – Chieti, Roma, Milano, Latina, Civitavecchia, Tivoli, Velletri, Tempio Pausania, Modena, Matera, Taranto e Sassari – perchè starebbero ostacolando «l'esercizio della professione in Italia da parte di colleghi qualificati in un altro Stato dell’Unione Europea, ponendo in essere intese restrittive della concorrenza. Le prassi degli Ordini «sarebbero discordanti dai criteri imposti dal diritto comunitario». L'istruttoria – spiega una nota dell’Autorità per la concorrenza e il mercato – «è stata avviata alla luce di due segnalazioni, effettuate da un avvocato che aveva conseguito il titolo in Spagna e dall’Associazione Italiana Avvocati Stabiliti, che rappresenta i possessori di titolo di laurea in giurisprudenza e chi ha acquisito l'abilitazione alla professione di avvocato in ambito comunitario». Secondo le due denunce, «gli Ordini segnalati hanno posto ostacoli all’iscrizione nella sezione speciale dell’albo dedicata agli “avvocati stabiliti”, in violazione di una direttiva comunitaria recepita in Italia dal decreto legislativo n. 96 del 2001. Il decreto consente l’esercizio permanente in Italia della professione di avvocato ai cittadini degli Stati membri in possesso di un titolo corrispondente a quello di avvocato, conseguito nel paese di origine. Il professionista che voglia esercitare in Italia deve iscriversi alla sezione speciale, potendo così esercitare sia pur con alcune limitazioni. Unica condizione è che il professionista sia iscritto presso la competente organizzazione professionale dello Stato d’origine. Successivamente, dopo tre anni di esercizio regolare ed effettivo nel paese ospitante, l’avvocato può iscriversi all’albo degli avvocati ed esercitare la professione di avvocato senza alcuna limitazione». I comportamenti degli Ordini, «che potrebbero costituire intese restrittive della concorrenza finalizzate a escludere dal mercato professionisti abilitati nel resto dell’Unione - conclude la nota – sono peraltro oggetto di valutazione anche della Commissione Europea, che l’Autorità intende affiancare con l’utilizzo dei propri poteri antitrust verso gli Ordini stessi».
Grazie dell’attenzione.
Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
099.9708396 – 328.9163996
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martedì 29 novembre 2011

VIDEO INCHIESTE. QUELLO CHE NON SI VEDE

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, con il suo canale you tube “MALAGIUSTIZIA”, i cui filmati sono stati visti da 65.000 utenti ed i suoi siti web d’inchiesta testuale e la sua Web Tv di promozione del territorio visitati all’anno da almeno 100.000 persone (da Google analytics), che hanno avuto accesso da tutto il mondo a centinaia di pagine, contenente le inchieste oggetto di 26 libri, vi presenta le ultime inchieste video che potete inserire gratuitamente nei vostri canali informativi.

LA MAFIA DELL’ANTIMAFIA

http://www.youtube.com/watch?v=jAyPJauJz-A

PEDOFILIA, FENOMENO DIFFUSO

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/a/u/1/VTgaZJIxUwI

RAPIMENTI DI STATO, RAPITI DALLA GIUSTIZIA

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/2/qbi1OrcsOF0

RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/3/Z44phbZhxlU

IN PARLAMENTO UNA CASTA

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/7/6QUCngAV7r0

MORIRE DI CARCERE, MORIRE IN PRIGIONE

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/8/KCDFhQRpSRI

TARANTO CITTA’ DELLA TRUFFA

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/9/KG83fO-fKs8

INQUINAMENTO E PROGRESSO

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/10/jvPtgKuFJLo

ALLUVIONE E FRANE, MORTI E DISASTRI SENZA FINE

http://www.youtube.com/user/malagiustizia?feature=mhee#p/u/11/yyG5oVqeNxw

Un modo alternativo per battere censura ed omertà.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

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sabato 19 novembre 2011

Puglia. La discriminazione della Giunta Vendola.

Il dr. Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie denuncia una palese ingiustizia e discriminazione politica che viene perpetrata da parte della Giunta della Regione Puglia guidata da Nicola Vendola e dal suo assessore competente Loredana Capone.

«Sin dal 27 settembre 2008, avendone titolo anche in virtù di una verifica della Guardia di Finanza che ne attesta la reale attività, il sodalizio nazionale riconosciuto dal Ministero dell’Interno ha chiesto l’iscrizione all’Albo Regionale delle associazioni antiracket ed antiusura – dice il dr Antonio Giangrande -. La risposta che è stata data è che l’Albo non è stato ancora costituito, nonostante in pompa magna si sia dato risalto della sua emanazione per legge. Intanto però la Giunta Vendola si prodiga a finanziare ed a promuovere “Libera” e le sue associate in ogni modo, pur non essendo iscritta all’albo non ancora costituito. Ciò che dico è confermato dalle varie determine di finanziamento delle varie convenzioni e così come appare su “Striscia La Notizia”. In occasione del servizio di Fabio e Mingo in tema di favoritismi e privilegi l’assessore alle risorse umane, Maria Campese, pur non essendo competente sulla materia della mafia, in bella vista presso i suoi uffici sfoggiava un muro tappezzato di manifesti di “Libera”, da cui si palesava la scritta “I beni confiscati sono Cosa Nostra”.

Spero che questa ipocrisia antimafia cessi e la Giunta Vendola sia meno partigiana, perché oltre a discriminarle, perché non sono comuniste, nuoce a quelle associazioni che si battono veramente contro le mafie.»

Spero che la redazione dia dovuto risalto alla denuncia, in quanto abbiamo bisogno del sostegno istituzionale per poter continuare a svolgere la nostra attività.

Autorizzati alla pubblicazione.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

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giovedì 13 ottobre 2011

“Sarah Scazzi: il delitto di Avetrana. Resoconto di un Avetranese”.

Scritto e pubblicato da Antonio Giangrande.

Il libro si può leggere gratuitamente sul web. http://www.controtuttelemafie.it/libro%20sarah%20scazzi.htm

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domenica 2 ottobre 2011

Ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo

In Italia la giurisprudenza domestica legittima l’ingiustizia e la corruzione.

E’ stato presentato il ricorso contro lo Stato italiano presso la Corte Europea dei Diritti Umani per la violazione alle norme della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali ed è stata inoltrata la denuncia presso la Commissione dell’Unione Europea e la petizione presso il Parlamento Europeo per infrazione al Trattato e attivazione presso la Corte di giustizia dell’Unione Europea di condanna dell’Italia per inadempimento.

In Italia si rileva che la Corte di Cassazione, sistematicamente, rigetta ogni istanza di rimessione da chiunque sia presentata e qualunque ne sia la motivazione.

La Corte di Cassazione – Supremo Organo di Giustizia Italiana – rigetta sistematicamente ogni istanza di rimessione dei processi per legittimo sospetto e ogni richiesta di ricusazione presentata dall’imputato per grave inimicizia con il magistrato che lo giudica. La Corte di Cassazione non applica mai le norme per il giusto processo e, sistematicamente, non solleva mai dalla sua funzione il giudice naturale, anche quando questo non è sereno nel dare i suoi giudizi.

Per quanto riguarda la Rimessione, la Cassazione penale, sez. I, 10 marzo 1997, n. 1952 (in Cass. pen., 1998, p. 2421), caso Pomicino: "l'istituto della rimessione del processo, come disciplinato dall'art. 45 c.p.p., può trovare applicazione soltanto quando si sia effettivamente determinata in un certo luogo una situazione obiettiva di tale rilevanza da coinvolgere l'ordine processuale - inteso come complesso di persone e mezzi apprestato dallo Stato per l'esercizio della giurisdizione -, sicché tale situazione, non potendo essere eliminata con il ricorso agli altri strumenti previsti dalla legge per i casi di alterazione del corso normale del processo - quali l'astensione o la ricusazione del giudice -, richiede necessariamente il trasferimento del processo ad altra sede giudiziaria … Consegue che non hanno rilevanza ai fini dell'applicazione dell'istituto vicende riguardanti singoli magistrati che hanno svolto funzioni giurisdizionali nel procedimento, non coinvolgenti l'organo giudiziario nel suo complesso".

Per quanto riguarda la Ricusazione: « Evidenziato che non può costituire motivo di ricusazione per incompatibilità la previa presentazione, da parte del ricusante, di una denuncia penale o la instaurazione di una causa civile nei confronti del giudice, in quanto entrambe le iniziative sono “fatto” riferibile solo alla parte e non al magistrato e non può ammettersi che sia rimessa alla iniziativa della parte la scelta di chi lo deve giudicare. (Cass. pen. Sez. V 10/01/2007, n. 8429).

In questo modo la pronuncia della Corte di Cassazione discrimina l’iniziativa della parte, degradandola rispetto alla presa di posizione del magistrato: la denuncia del cittadino non vale per la ricusazione, nonostante possa conseguire calunnia; la denuncia del magistrato vale astensione.

Per la Cassazione per avere la ricusazione del singolo magistrato non astenuto si ha bisogno della denuncia del medesimo magistrato e non della parte.

Analogicamente, la Cassazione afferma in modo implicito che per ottenere la rimessione dei processi per legittimo sospetto è indispensabile che ci sia una denuncia presentata da tutti i magistrati del Foro contro una sola parte.

In questo caso, però, non si parlerebbe più di rimessione, ma di ricusazione generale.

Seguendo questa logica nessuna istanza di rimessione sarà mai accolta.

Inoltre qui si rileva che la Corte Costituzionale legittima per tutti i concorsi pubblici la violazione del principio della trasparenza. Trasparenza, da cui dedurre l’inosservanza delle norme sulla legalità, imparzialità e buon andamento (efficienza).

La Corte Costituzionale: sentenza 8 giugno 2011, n. 175 in riferimento al concorso pubblico di avvocato: “Il voto numerico è una motivazione sintetica e costituisce legittima tecnica di motivazione delle motivazioni amministrative”. Con la sua sentenza essa legittima ogni arbitrario comportamento delle commissioni d’esame di avvocato, violando il diritto del candidato che vuol conoscere il motivo per cui è stato bocciato. Commissioni già sfiduciate dalla legge 180/2003, che ha cacciato i consiglieri dell’ordine dalle commissioni e manda in giro gli elaborati per non farli correggere dai magistrati locali.

La Corte Costituzionale impedisce al candidato di conoscere l’errore per non reiterarlo, o se il giudizio è infondato nega al candidato il diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa. Allo stato dei fatti su dei testi non corretti, ma dichiarati tali in pochi secondi, si legittima un voto non sostenuto da segni o glosse a supporto del voto medesimo.

La sentenza della Corte Costituzionale autorizza ogni forma di ritorsione o di favoritismo: insomma di corruttela. Non vi è più controllo sulle commissioni d’esame. L’arbitrio sarà il principio che guiderà un comportamento non più soggetto a sindacato.

Questa di cui si tratta non è questione da poco, tanto da restarne indifferenti. Ogni cittadino è sguarnito di tutela di fronte ad un magistrato astioso e vendicativo o in presenza di una commissione dedita a truccare un concorso pubblico.

Non è questione da poco se proprio le magistrature giudiziarie ed amministrative devono dare conto del loro operato, tenuto conto che sono investite da scandali per la cooptazione irregolare dei loro componenti.

Il ricorso http://www.ingiustizia.info/ricorso%20corte%20europea%20diritti%20umani.htm

Grazie dell’attenzione.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

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mercoledì 14 settembre 2011

AAA…avvocato cercasi

AAA…avvocato cercasi per discutere presso la Corte di Cassazione, a Roma il 28 settembre 2011, l’istanza di Rimessione del processo per legittimo sospetto, il cui relatore ha già emesso giudizio preventivo di inammissibilità per motivi manifestamente infondati.

Il Dr Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, denuncia: «Nel momento in cui ho ricusato personalmente il magistrato, da me precedentemente denunciato per abusi ed omissioni, che voleva giudicarmi in numerosi processi per fatti da me non commessi istruiti dai PM di Taranto, i miei difensori hanno rinunciato alla difesa. Inoltre il magistrato ricusato è stata costretta dopo anni a denunciarmi per calunnia per potersi astenere da quei processi, in quanto per la Cassazione se è il cittadino a denunciare il magistrato non vi è motivo di astio e quindi di ricusazione, se invece è il magistrato a denunciare il cittadino, allora sì che vi è motivo di astensione!!!

In quei processi per trovare un difensore sono stato costretto a rivolgermi al di fuori del circondario di Taranto.

Lo stesso avvocato mi assisterà al mio ricorso al Tar di Lecce per l’esame di avvocato, per contestare il fatto che per la 14ª volta i giudizi resi dalla commissione d’esame sono viziati in numerosi punti. Ricorso per gli stessi punti inibito dal Tar negli anni precedenti. L’avvocato locale, però, non può presenziare a Roma alla concomitante udienza in Camera di Consiglio della Cassazione per la discussione della mia istanza di rimessione per legittimo sospetto che i magistrati di Taranto possano essere vendicativi. Ho avuto difficoltà a reperire un avvocato per l’imminente appuntamento in Cassazione. All’uopo mi sono rivolto al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, avv. Antonio Conte, e per conoscenza a quello di Taranto ed ai Presidenti delle rispettive Camere Penali, oltre che al Presidente del Consiglio Nazionale Forense. Per essere assistito da personalità tanto forti da sostenere pressioni e ritorsioni. Tutto è rimasto lettera morta. Basta evidenziare il centinaio di denunce presentate a Potenza che coinvolgono la maggior parte dei magistrati tarantini e la loro inerzia o impossibilità a reagire per calunnia nei miei confronti. Ciò dovrebbe bastare a sostenere il fatto che, non dico grave inimicizia, ma poca serenità ci sia da parte loro a giudicare me che li denuncio o li critico sulla stampa. O comunque lo faccio con i loro colleghi. Poi, se il relatore avesse letto l’istanza e i documenti allegati, si sarebbe accorto che effettivamente atti di ritorsione ci sono:

sia per l’impedimento alla professione da 14 anni con adozione di giudizi nulli;

sia per l’infondatezza dei procedimenti penali nei miei confronti per reati d’opinione.

La ritrosia a difendermi probabilmente è perché non che abbia ragione, ma perché la Cassazione non applica mai l’art. 45 ss. c.p.p., né per me, né per nessun altro.

Anzi solo 2 volte: per Piazza Fontana, in cui vi era sospetto che fosse una strage di Stato; per il Generale Cerciello, le cui indagini contro la Guardia di Finanza furono svolte dai commilitoni.

Una norma inapplicata perché delegittima i magistrati. E questo non si deve fare.

In queste avverse circostanze è fondamentale e coraggioso l’aiuto che l’Avv. Marinelli di Roma mi presta. Solo ed unico a difendere un amico, tanto più in un momento in cui il recente grave lutto ha colpito lui e la sua famiglia.»

L’avv. Vittorio Amedeo MARINELLI, Presidente di European Consumers, ha accolto la richiesta d’aiuto e ha dichiarato: «Lo difendo gratuitamente e con piacere in Cassazione. Devo chiaramente studiare le carte, che sono copiose. Tuttavia rilevo che, se fosse vero che nessun altro avvocato, dei tanti contattati, si è offerto di difendere il Presidente dell’Associazione contro tutte le mafie, la cosa sarebbe grave e stonerebbe con la storia millenaria dell’Avvocatura, sempre pronta a difendere i diritti e a tutelarli, a qualsiasi costo. La nostra associazione – ha proseguito l’Avv. Marinelli – è sovente stata impegnata a difendere questioni di principio e anche questa volta, sembra sussistere questa necessità.»

Grazie dell’attenzione.

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martedì 30 agosto 2011

ISTANZA DI RIMESSIONE NEL PROCESSO SARAH SCAZZI

Riguardo alla richiesta di Rimessione per incompatibilità ambientale presentata ai sensi dell’art. 45 ss C.P.P. dalla difesa di Sabrina Misseri per il processo sul delitto di Sarah Scazzi, il Dr. Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro tutte le Mafie, esperto di cose giuridiche e prassi giudiziaria tarantina e nazionale afferma: «Apprezzo la richiesta fatta dall’avv. Franco Coppi, che delinea bene la sua capacità e il suo coraggio, tenuto conto che nel Distretto di Lecce e Taranto ben pochi avvocati dimostrano tali doti. Lo dimostra anche il fatto che a Roma la Camera Penale è stata pronta a difendere il loro collega inquisito a Taranto, mentre il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Taranto ha pensato bene di non dire una parola a favore dei loro iscritti. A Taranto si parla di “Correttezza nei confronti degli “amici” magistrati”, a Roma, nei corridoi degli uffici giudiziari, si parla di “Codardia”. Bisogna tener presente che nel processo “Sebai, il killer delle 12 vecchiette” nessuno a Taranto ha avuto il coraggio di presentare rimessione per ben più gravi motivi (Foro che ha accusato e condannato dei soggetti e poi lo stesso Foro ha accusato e giudicato colui il quale li dichiarava innocenti con riscontri concreti. Creduto solo per i delitti senza colpevoli). Inoltre c’è da sottolineare che io stesso sono stato promotore a titolo personale di una istanza di rimessione, ma per legittimo sospetto, perché i magistrati di Taranto mi accusano e mi vogliono condannare per averli criticati con denunce penali e con articoli di stampa sul loro modo di amministrare la giustizia. Nessun avvocato mi ha sostenuto, anzi, mi hanno abbandonato nei processi di diffamazione a mezzo stampa quando ho chiesto la ricusazione dei magistrati denunciati. Io il 28 settembre a Roma presenzierò all’udienza sulla mia richiesta di rimessione per farmi giudicare dai Magistrati di Potenza, che ha avuto già il marchio preventivo di inammissibilità. Istanza basata sul fatto che i magistrati di Taranto siano poco sereni nel giudicare colui il quale li ha denunciati per abusi ed omissioni, senza che questi si tutelassero denunciandomi per calunnia. Si può considerare che effettivamente la mia richiesta possa essere infondata ed io essere un mitomane o un pazzo. Ma resta un fatto eclatante, e non voglio essere una “Cassandra”, ma la stessa cosa succederà a Franco Coppi. Si tenga presente che mai una istanza di rimessione è stata accolta dalla Corte di Cassazione, nemmeno per Berlusconi, o Dell’Utri, o per le vittime del terremoto dell’Aquila. L’art. 45 ss C.P.P. è una norma da sempre inapplicata perché delegittima il foro giudicante e questo in Italia non si deve fare: è lesa Maestà di chi effettivamente detiene il potere. La decisione negativa scontata che mi riguarda e che arriverà il 28 settembre, però, darà modo a me di potermi rivolgere alla Corte Europea dei Diritti Umani e presso le Istituzioni dell’Unione Europea perché in Italia, non solo non si applica una norma in vigore che danneggia i magistrati, ma si viola sistematicamente il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, anche tramite stampa, e si violano sistematicamente le norme del giusto processo.»

giovedì 17 febbraio 2011

“L’Italia del trucco, L’Italia che siamo”


“L’Italia del trucco, L’Italia che siamo”, di Antonio Giangrande. Il libro bianco delle illegalità impunite, sottaciute, dimenticate. Sempre aggiornato affinchè la cronaca diventi storia. Un dono dell’autore ai suoi lettori per battere censura e ricatti. Da leggere gratuitamente su www.controtuttelemafie.it e tutti gli altri canali di comunicazione dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, ONLUS.

mercoledì 24 novembre 2010

AVETRANA: NON SOLO MICHELE E SABRINA MISSERI

ARTICOLO - NOTA STAMPA

AVETRANA: NON SOLO MICHELE E SABRINA MISSERI

Taranto 1 dicembre 2010, alle ore 08,45 presso il Tribunale di Taranto giuramento di Mirko Giangrande, l’avvocato più giovane d’Italia, 25 anni con doppia laurea.
La primina; la maturità al quarto anno; il regolare corso universitario per la laurea di Scienze Giuridiche e per la laurea di Magistrale in Giurisprudenza; l’abilitazione al primo anno di esame fanno sì che Avetrana abbia l’avvocato più giovane d’Italia.
Volontariato da educatore presso l’oratorio della parrocchia di Avetrana, e volontariato da assistente e consulente legale presso l’Associazione Contro Tutte le Mafie, con sede nazionale proprio ad Avetrana, fanno di Mirko Giangrande un esempio per tanti giovani, non solo avetranesi. Sarebbe gradita e meritoria la diffusione di tale evento, giustappunto per evidenziare una notizia positiva attinente Avetrana, in alternativa a quelle sottaciute ed alle tante negative collegate al caso di Sarah Scazzi.
L’iscrizione all’Albo degli Avvocati, compiuta a dicembre nonostante l’abilitazione presso la Corte d’Appello di Lecce sia avvenuta a settembre, alla cui domanda con allegati l’ufficio dell’Ordine di Taranto non rilascia mai ricevuta, è costata in tutto la bellezza di 650 euro tra versamenti e bolli. Ingenti spese ingiustificate a favore di caste-azienda, a cui non corrispondono degni ed utili servizi alle migliaia di iscritti. Oltretutto oneri non indifferenti per tutti i neo avvocati, che non hanno mai lavorato e hanno sopportato con sacrifici e privazioni ingenti spese per anni di studio.
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto che, come riportato dalla stampa sul caso Sarah Scazzi, apre un procedimento contro i suoi iscritti per sovraesposizione mediatica, accaparramento illecito di cliente e compravendita di atti ed interviste (Galoppa, Russo e Velletri) e nulla dice, invece, contro chi, avvocati e consulenti, si è macchiato delle stesse violazioni, ma che, venuto da lontano, pensa che Taranto e provincia sia terra di conquista professionale e tutto possa essere permesso.
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, che, come riportato nel suo sito, bandisce un corso di formazione per mediatori per la nuova disciplina processuale civile. Corso dedicato esclusivamente per soli praticanti ed avvocati e non per tutti i laureati alle discipline giuridiche. Corso che dovrebbe essere gratuito per i suoi iscritti che già pagano la loro quota d’iscrizione all’albo, ma che invece costa 350,00 euro. Inoltre l’attività formativa a pagamento si configurerebbe come prestazione di servizi e di conseguenza anche soggetta ad IVA e al versamento IRPEG. Cosa, questa, che nella fattispecie non è contemplata e che, come molti pensano sia fondata, configurerebbe evasione fiscale. Non varrebbe per i Consigli dell’Ordine l’esenzione prevista per le attività didattiche dall’art.10, comma 20, legge IVA, in quanto ciò è riferito solo a scuole ed ONLUS. Lo stesso dicasi per i corsi onerosi ed obbligatori di aggiornamento professionale, per i corsi di preparazione all’esame forense e per i corsi della scuola forense. Scandaloso è anche lo sfruttamento dei praticanti. Ma tant’è tutti tacciono: media ed istituzioni. Meglio sanzionare la mancata emissione di uno scontrino per un caffè al bar che perseguire tutti i Consigli degli Ordini professionali italiani.
Mirko Giangrande non favorito da alcuno. Figlio di famiglia indigente ed oppressa: il padre perseguitato (abilitazione forense impedita da 13 anni perchè denuncia i concorsi truccati nella magistratura, nell’avvocatura e nel notariato; processi (senza mai una condanna) di diffamazione a mezzo stampa per articoli mai scritti e di calunnia per denunce mai presentate in quanto proprio le denunce presentate sono regolarmente insabbiate; dibattimenti in cui il giudice è sempre ricusato per grave inimicizia perché denunciato). Perseguitato perché noto antagonista del sistema giudiziario e forense tarantino, in quanto combatte e rende note le ingiustizie e gli abusi in quel che viene definito “Il Foro dell’Ingiustizia”. (insabbiamenti; errori giudiziari noti: Morrone, Pedone, Sebai; magistrati inquisiti ed arrestati). Perseguitato perché scrive e dice tutto quello che si tace.
Mirko Giangrande non favorito da alcuno, perché è vicepresidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie osteggiata da tutti perché combatte l’usura, ma quella bancaria, e la mafia, ma quella istituzionale e dei colletti bianchi. E’ l’unica associazione nazionale antimafia che non abbia le sue sedi presso la CGIL, come “Libera”, e i suoi componenti sono professionisti, come Magistrati, Avvocati, Giornalisti e Professori Universitari. Ha un difetto: aver sede legale in provincia di Taranto. Libera di don Ciotti con sede a Roma, antagonista dell’Associazione contro Tutte le Mafie, con sede ad Avetrana (TA), ebbe a dire in occasione della riforma dell’assegnazione dei beni mafiosi confiscati: “è roba nostra”. E così è. L’associazione Contro Tutte le Mafie, arcinota sul web con 400.000 mila siti che parlano di essa e del suo presidente, con centinaia di aderenti in tutta Italia, con 5 siti web d’inchiesta, con 5 siti web di agenzia stampa, con spazi in tutti i social network, con una tv web nazionale, con un libro scritto richiesto da comuni, scuole e biblioteche in tutta Italia, con contatti diretti col Commissario Governativo Antimafia, non è sovvenzionata da alcuno. Ad Essa gli è impedito di iscriversi presso tutte le Prefetture; gli è impedito di iscriversi presso la Regione Puglia di Vendola, quella che sovvenziona “Libera”, e presso il Comune di appartenenza; gli è impedito di accedere al 5/1000 ed addirittura l’unica Prefettura dove è obbligata ad iscriversi, a differenza di “Libera” che può iscriversi dovunque, prima destina i beni confiscati proprio a “Libera” e poi anziché onorarsi di averla, chiede conto all’Associazione Contro Tutte le Mafie del suo operato e della sua struttura organizzativa, tramite la Guardia di Finanza. Si è dimostrato che solo ad Avetrana ci sono un centinaio di iscritti e che, nonostante l’ostracismo e i bilanci in rosso, si continua ad operare. Per verificare cosa è e fa l’Associazione Contro Tutte le Mafie, basta che si sia in grado di verificare sul web il lavoro svolto da migliaia di cittadini non omologati al sistema.

Avv. Mirko Giangrande cell. N. 3297840234

Grazie dell’attenzione.
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