domenica 23 settembre 2012
Sprechi, tagli sui servizi, disservizi e solita partigianeria.
sabato 15 settembre 2012
Spending review, accorpamento delle province di Taranto e Brindisi. Avetrana vuole Lecce.
La gente di Avetrana si mobilita per cambiare provincia, stante e sotteso l’inerzia delle istituzioni avetranesi che sono restie a cogliere occasione che offre l’art. 17, 3°comma, della legge 135/2012 detta Spending review in tema di riordino delle province. E dire che proprio il Comune di Avetrana ha aderito al progetto della “Regione Salento”. Da sempre Avetrana si sente salentina, perché lo è per la storia, le tradizioni, gli usi, i costumi, il dialetto. Inoltre per ragioni di opportunità l’occasione va colta, affinchè ci si smarchi dalla supremazia delle strutture politiche, economiche e sociali di Taranto ed ancor più dall’egemonia politica di Manduria per dirimere una volta per tutte la questione sulla competenza territoriale delle zone marine viciniori ad Avetrana e la spinosa vicenda del depuratore consortile che proprio Manduria ha voluto sulla spiaggia prospiciente Avetrana. Per questo motivo, su iniziativa dell’avv. Mirko Giangrande, presidente dell’associazione “Pro Specchiarica” e vice presidente nazionale della “Associazione Contro Tutte le Mafie” e di “Tele Web Italia”, gran parte della società civile di Avetrana, con le sue associazioni più rappresentative, si riunisce per approntare una lettera indirizzata al presidente del Consiglio comunale di Avetrana, affinchè lo stesso convochi un Consiglio Comunale monotematico necessario ed urgente, ai sensi dello Statuto comunale, ed ivi avviare una discussione sull’opportunità del passaggio dalla provincia di Taranto a quella di Lecce ed approntare una presa d’atto sul da farsi e se del caso, con le risultanze argomentali positive, inviare l’ipotesi d’intenti alla regione Puglia entro il 2 ottobre, ossia nei ristretti termini stabiliti dalla legge ed obbligati dall’inerzia istituzionale e politica comunale. Il Consiglio Comunale si deve assumere la responsabilità di una decisione storica, qualunque essa sia. Le ipotesi e le proposte di riordino delle province di Taranto e Brindisi devono tener conto dell’iniziativa comunale avetranese volta a modificare le circoscrizioni provinciali esistenti e comunque l’iter procedurale della stessa proposta del comune di Avetrana non potrà concludersi se non sentiti tutti i cittadini avetranesi invitati ad esprimersi tramite un referendum da indire successivamente.
Molti Avetranesi pensano che è meglio contare uno tra i cento comuni leccesi e sentirsi in casa propria, che contare niente sui pochi comuni tarantini e sentirsi abbandonati da una città, Taranto, che da sempre con la sua politica, la sua burocrazia ed i suoi media si è dimostrata egocentrica e disinteressata alla sua provincia.
Dr Antonio Giangrande
Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia
www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu
099.9708396 – 328.9163996
venerdì 14 settembre 2012
A PROPOSITO DI SPRECHI E DI CONCORSI PUBBLICI TRUCCATI (IN POLIZIA).
A proposito di sprechi e di concorsi pubblici truccati. Mai dire poliziotto.
«Non solo non si può vincere un concorso pubblico, se non si ha la fortuna o la conoscenza giusta, ma quando si partecipa con oneri non indifferenti e lo si vince, spesso, esso rimane una chimera irraggiungibile, in quanto non si sarà mai chiamati a coprire quella funzione o quell’impiego pubblico al quale si ha diritto - spiega il dr Antonio Giangrande, presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” www.controtuttelemafie.it , e scrittore dissidente che proprio sul tema dei concorsi pubblici truccati ha scritto un libro. Uno tra i tanti libri scritti dallo stesso autore e pertinenti questioni che nessuno osa affrontare. Inoltre egli ha aperto un gruppo Facebook “Abolizione dei concorsi truccati e liberalizzazioni delle professioni” al fine di sensibilizzare sul problema ed aggregare tutte le vittime di un sistema marcio di cooptazione - Io stesso ho partecipato al concorso per entrare in Polizia. Primo tra gli idonei agli scritti, paracadutista, disoccupato con moglie e figli, ma nelle fasi di selezione psico-fisiche e attitudinale qualcosa di avverso è intervenuto. La stessa cosa mi è successa al concorso per diventare autista degli automezzi speciali dedicati ai magistrati. Negli scritti (test a quiz) tra i primi, nella fase successiva qualcosa di avverso è successa. Potrei farmene una ragione e dire che è colpa mia, ma non posso tacere quanto capita ad altri poveretti. Esempio è la testimonianza, una delle tantissime, di una ragazza vincitrice di un concorso truffa in Polizia. Testimonianza di cui si rende pubblico conto.
“Gentile Presidente, con la presente vorrei sensibilizzare la sua Attenzione per una questione che mi sta particolarmente a cuore. Il 17 Novembre del 1997 ho partecipato con tanto entusiasmo al Concorso di cui sopra riportando un punteggio di 7.14, risultando quindi idonea alle successive fasi di selezione psico-fisiche e attitudinale. E' stato denominato anche "Il Concorso delle BEFFE":
Dr Antonio Giangrande
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giovedì 6 settembre 2012
Una generazione a perdere.
«Possiamo anche passar oltre al fatto che ancora oggi vi siano leggi fasciste a regolare la nostra vita ed ai catto-comunisti vincitori della guerra civile dell'altro millennio questo va bene, ma il grado di civiltà di una nazione si misura in base al livello di uguaglianza che viene riconosciuto ai suoi cittadini. Ed in Italia quel livello è infimo. Eppure la Costituzione lo prevede all’art. 3. Ma tra liste bloccate per amici e parenti e boutade elettorali, ogni nuova tornata elettorale, come sempre, non promette niente di nuovo: ergo, niente di buono. I vecchi tromboni, nelle idee più che nell’età, minacciano il nostro futuro - dice il dr Antonio Giangrande, scrittore dissidente e presidente dell'Associazione Contro Tutte le Mafie ( www.controtuttelemafie.it ). - Noi siamo figli di una generazione a perdere: senza passato, senza presente e, cosa più grave, senza futuro. Questa non è una notizia di cronaca, ma cronaca lo è. Chi scrive è definito intellettuale. Si scrive, per quanto mi riguarda, forse, perché non si ha di meglio da fare dopo una vita in cerca di lavoro e di partecipazione a concorsi pubblici truccati. Però una cosa la devo scrivere. Credo che sia tempo di dire basta con questi politicanti. Questi i problemi li creano, non li risolvono. Non si dia a loro visibilità e si parli, piuttosto, dei veri problemi della gente da lor signori causati. Gente in carcere o morta di fame. Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo con i sacrifici nostri e dei nostri genitori. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve più a niente? Avreste fatto meglio ad imparare un mestiere od a fare i commercianti!”. Imparammo il mestiere o diventammo commercianti. Dopo ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere o ad aprire una bottega?”. Ci convinsero e lasciammo perdere, anche perché le tasse erano troppe alte e la burocrazia inefficiente ed oppressiva. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza soldi, a campare con le pensioni dei genitori. Poi diventammo disperati, senza futuro e con genitori senza pensione. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo vecchi, con troppa esperienza e troppi titoli, con pochi posti di lavoro occupati da gente incapace, figli di una cultura corrotta. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro concorsi truccati vinti o lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci sposammo e facemmo dei figli per dare una discendenza ad una nazione fiera dei suoi trascorsi e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente realizzati, ma a piangere la terra natia ed a maledire chi la governava ed anche chi li votava. Diventammo vecchi senza conoscere la felicità. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, per il magna magna dei pochi il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene tutti affanculo, voi, la vostra claque in Parlamento ed i giornalisti foraggiati che vi danno spazio sui loro giornali e vi invitano in tv a dir cazzate!”.»
Dr Antonio Giangrande
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giovedì 30 agosto 2012
ROMA. A PROPOSITO DI GIUSTIZIA. QUELLO CHE LA STAMPA NON DICE
ROMA. A PROPOSITO DI GIUSTIZIA. QUELLO CHE LA STAMPA NON DICE
Una Storia di ordinaria follia.
Si può essere incarcerati da persona per bene e con salute malferma per scontare una condanna attinente la “violazione degli obblighi di assistenza familiare” e nonostante la pena sia stata già scontata con una misura alternativa? E questo dovuto essenzialmente a leggerezza e disservizi?
«In Italia per reati bagatellari e pene infime come queste sì. Per colpe ben più gravi forse no – risponde il dr Antonio Giangrande, scrittore dissidente che proprio in tema di giustizia ha scritto libri pertinenti questioni che nessuno osa affrontare e presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” (www.controtuttelemafie.it) sodalizio nazionale –. Innanzitutto, questa è la classica storia di una coppia che sposatasi in giovane età comincia a vivere una serie di conflitti e che “per amore dei figli”(due, un maschio e una femmina) continua a mantenere lo “status matrimoniale” pur ribadendosi che al raggiungimento della loro maggiore età la separazione sarebbe stata attuata. E così, anche su suggerimento dei figli che ormai non reggevano più la reciproca intolleranza fra i genitori, i due si separano consensualmente nel febbraio 2002 con i classici accordi che prevedevano il mantenimento “dei figli” (senza specifica in termini di limiti di tempo), di cui una all’epoca maggiorenne e lavoratrice, l’altro di 15 anni. Quando Luigi Mauro Navone (questo è il nome del malcapitato) non riesce più a pagare il mantenimento alla moglie separata, le lascia un patrimonio (quadri, lampadari i e mobili di valore, 2 auto, roulotte e veranda al mare in Liguria) tale da poterne ricavare subito con la vendita (cosa che ha fatto) un valore ben maggiore degli alimenti pattuiti. Da maggio 2003, però, iniziano ad arrivare atti di precetto per il mancato pagamento delle mensilità, pignoramenti, fino alla querela presso i CC per “violazione degli obblighi di assistenza familiare” nell’agosto del 2003. Dopo di che nel settembre del 2006 viene emessa una sentenza dal Tribunale di Torino (non viene proposto patteggiamento, né sospensione della pena e la sentenza, forse, non è opportunamente impugnata dal legale di Luigi, che viene riconfermata il 26 ottobre 2009 dalla Corte di Appello di Torino e che prevede 6 mesi di reclusione, recupero della pena pecuniaria ed euro 300 di multa. Si fa istanza per la concessione di misure alternative alla detenzione: ossia l’affidamento in prova da svolgere a Viterbo. Dunque, Luigi da “bravo ragazzo” segue tutte le prescrizioni, va ai colloqui previsti con l’assistente sociale e la psicologa e conclude il tutto pagando nei termini le pene pecuniarie e le spese di giustizia. A ciò seguono le relazioni positive della psicologa e dell’assistente sociale la quale, però, va fuori del seminato e cita il fatto che lui non ha risarcito integralmente la parte offesa, dimenticando di annotare che quanto stabilito dal Tribunale di Torino è stato pagato, comprese le spese di giudizio, e nessuna altra cifra è mai stata quantificata né richiesta sia dal Tribunale di Torino, sia dalla controparte nel frattempo ricontattata per forza di cose, in quanto nessuna azione civile era stata attivata. E su questo, come su altre discrasie ci si è appellati con il ricorso alla Corte di Cassazione depositato il 13 agosto 2012. Intanto il 2 agosto 2012 arriva una telefonata “sommessa” dalla Caserma dei CC di Valentano dove si invita il “Prof. Navone” gentilmente a presentarsi. Il Prof. Navone è noto presso la sua comunità per le innumerevoli attività e prestigiosi incarichi di carattere sociale e fondatore del periodico “Lazio Opinioni (www.lazioopinioni.it). Ed il tapino è ancora lì a scontare una pena illegittima, a prescindere dal reato se sia stato commesso o meno. Ed al disgraziato è impedita, oltretutto, come racconta la sua nuova compagna, la somministrazione di medicine essenziali per la sua salute. Miserando con l’animo lesionato, più che nel fisico e nella reputazione. I motivi del ricorso in Cassazione contro il provvedimento di carcerazione del Tribunale di sorveglianza di Roma sono: non aver inteso come adempito l’obbligo del risarcimento stabilito dal Tribunale di Torino; non aver dichiarato estinta la pena all’esito della prova eseguita; aver ritenuto erroneamente la condotta omissiva in ordine all’adempimento degli obblighi e citando altri numerosi elementi sostanziali non ben definiti che inficiavano l’esito della prova; lesione del diritto di difesa per aver nominato un difensore d’ufficio, nonostante vi fosse già la nomina dell’avvocato di fiducia. La vicenda, si spera, avrà buon esito e un cospicuo risarcimento per ingiusta detenzione. Questione mai sopita quella della responsabilità dei magistrati che ricade a danno dei cittadini e non, però, di quei magistrati con delirio di onnipotenza, che trattano le persone sol come fascicoli muti e senz’anima.»
«Nella situazione di emergenza perenne che vivono le carcere italiane accade anche questo: che ad un uomo di 54 anni con gravi problemi di salute, venga revocata la misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare, in carcere, la pena di sei mesi. Il 54enne, affetto da diabete, cardiopatia, ipertensione e crisi respiratorie, dal 2 agosto è tornato in una cella del carcere “Mammagialla” di Viterbo a causa di una ordinanza, non conosciuta né notificata, che ha revocato la misura alternativa della messa in prova ai servizi sociali, per scontare una pena di 6 mesi. Una decisione che arriva in un momento in cui il sovraffollamento sembra essere una delle emergenze più gravi del pianeta carcere italiano: basti pensare che, alla fine di luglio, le presenze nelle carceri italiane erano di 65.860 unità, contro una capienza regolamentare di 45.590. Nel Lazio, in particolare, i detenuti presenti erano 6.960 contro una capienza di 4.839. “Casi come questo – ha commentato il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni – finiscono per mortificare sia l’umanità della pena per il detenuto, che il lavoro degli operatori sanitari, degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti coloro che vivono e lavoro nel carcere alle prese, tutto l’anno, con le gravi lacune del sistema che, soprattutto nei mesi estivi, tendono ad acuirsi in maniera drammatica. Sarebbe il caso di individuare, per i casi come quello citato, con brevi fine pena e condizioni di salute precarie, soluzioni alternative al carcere nell’ottica di rendere più vivibile il carcere».
Dr Antonio Giangrande
Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia
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QUELLO CHE LA STAMPA TACE. LETTERA DI UN AVETRANESE AL DIRETTORE SUL CASO SARAH SCAZZI
“Perché i pm Pietro Argentino e Mariano Buccoliero tra i molti testimoni non hanno chiamato anche Valentino Castriota a testimoniare tutto quanto era da lui conosciuto sul caso Sarah Scazzi, essendo il Castriota il primo ad essere intervenuto da estraneo nell’ambiente familiare in qualità di portavoce della famiglia Scazzi nei rapporti con i media?
Le 21 udienze del dibattimento e un centinaio di testimoni sfilati, direttamente o tramite verbale, dinanzi alla corte d'assise, hanno dimostrato che gli autori del delitto vanno cercati tra le ultime persone ad aver visto Sarah il pomeriggio del 26 agosto 2010, ovvero Michele Misseri, sua figlia Sabrina e sua moglie Cosima. Sul movente, quel mix di gelosia e rancore tratteggiata dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Pietro Argentino, non c'è ancora sufficiente chiarezza e condivisione. Hanno sposato un tesi e non la vogliono abbandonare. Ma è quella giusta? Porta ad una verità giudiziaria, ma è anche quella storica? C'è una prima domanda di Mimmo Mazza del “La Gazzetta del Mezzogiorno”, tra molte, che attende ancora una esauriente risposta: quanti sapevano già il 26 agosto del 2010 che a Sarah Scazzi era successo qualcosa di terribile? Poche ore dopo la scomparsa di Sarah, quando la notizia comincia a circolare in paese, sul profilo Facebook chiamato «Regen» (pioggia in tedesco), gestito da alcune persone tra le quali ci sarebbero Antonella Spinelli, la cuginetta di Sarah di San Pancrazio Salentino, ma anche Sabrina Misseri (la cugina in carcere perché accusata di omicidio), Alessio Pisello, amico sia di Sarah che di Sabrina, e dalla stessa Sarah compaiono delle foto inquietanti (poi rimosse ma entrate in possesso della Gazzetta del Mezzogiorno): un manichino legato da corde, una ragazza bionda che galleggia nell’acqua e un pozzo. Coincidenze? Il cadavere di Sarah – stando a quanto raccontato da Michele Misseri – è stato imbragato con una corda (praticamente come il manichino postato su Fb) per poi essere calato nella cisterna di contrada Mosca, cisterna piena di acqua. Un manichino con la corda, la ragazza in acqua, la botola di un pozzo. Possibile che a suo tempo ci fu qualcuno che cercò d’indirizzare gli inquirenti verso la verità ma non fu ascoltato? Il mistero resta. E forse si intreccia con quello riguardante la collana con un teschio che Sarah comprò assieme alla cugina Antonella a San Pancrazio prima di far ritorno a casa, il 25 agosto e due anni fa. Concetta ricorda di aver visto quella collana ma quel teschio non è mai stato ritrovato. Attenti a parlare di omertà di un intero paese e della sua comunità. Si potrebbe parlare di reticenza di qualcuno o, quantomeno, di indagini svolte in modo approssimativo da gente forse non preparata a questo tipo di situazioni delittuose. Ma parlare di inadeguatezza degli inquirenti è un tabù per i giornalisti che si sono occupati del caso. Troppo amici dei magistrati, fonte delle loro notizie, per poter sputare nel piatto in cui mangiano. Da qui la domanda più importante.
«Vorrei farvi una domanda alla fine dell’audizione dei testi dell’accusa nel processo sul delitto di Sarah Scazzi: Perche non è mai stato ascoltato l’ex portavoce Valentino Castriota? - chiede il dr Antonio Giangrande, scrittore di Avetrana che proprio su Taranto e su Sarah Scazzi ha scritto libri pertinenti questioni che nessuno osa affrontare e presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” (www.controtuttelemafie.it) sodalizio nazionale antiracket ed antiusura che proprio a Taranto ha la sua sede legale - Perché i pm Pietro Argentino e Mariano Buccoliero tra i molti testimoni non hanno chiamato anche Valentino Castriota a testimoniare tutto quanto era da lui conosciuto sul caso Sarah Scazzi, essendo il Castriota il primo ad essere intervenuto da estraneo nell’ambiente familiare in qualità di portavoce della famiglia Scazzi nei rapporti con i media? “Il Corriere della Sera” e le altre testate, così come la rete, danno la notizia. Valentino Castriota nativo di Trepuzzi (Lecce) e residente a Roma è stato arrestato il 5 gennaio 2011 con l'accusa di truffa e millantato credito nell'ambito di un'inchiesta della Procura della capitale su finte assunzioni presso la Marina militare, di cui danno notizia alcuni quotidiani pugliesi. A Castriota è stata notificata dai carabinieri un'ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Roma Giovanni Ariolli su richiesta del pm Ilaria Calò. L'uomo, a quanto riportato dai giornali, è accusato di aver millantato conoscenze nelle forze armate per garantire, in cambio di soldi, la ferma prolungata a otto militari in congedo illimitato. Per millantato credito e truffa: per questo è stato arrestato l' ex portavoce della famiglia Scazzi, Valentino Castriota. Avrebbe intascato soldi da ex ufficiali della Marina dietro la promessa di farli tornare in servizio. Valentino Castriota, 37 anni, di Trepuzzi, è stato arrestato dai carabinieri della stazione su delega dei colleghi del Nucleo in servizio presso il Ministero della Difesa: l’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari di Roma, Giovanni Ariolli, gli ha contestato di aver intascato diverse migliaia di euro da sette ufficiali della Marina in ferma prolungata, dietro la promessa di farli tornare in servizio. Uno di questi ha scoperto il raggiro contestato dal pubblico ministero Ilaria Calò, presentandosi negli uffici di Genova della Marina con lettera che avrebbe ricevuto per intercessione di Castriota: e fu allora che scoprì di essere stato raggirato. Castriota, tra l’altro, si rileva dalla stampa, non è nuovo a queste vicende nonostante si sia esposto come portavoce della famiglia Scazzi, ma anche come uno dei promotori dell’associazione “Famiglie fratelli ristretti di Brindisi” e recentemente ha fondato un sodalizio a difesa delle donne. Il pubblico ministero della Procura di Lecce, Giovanni De Palma, ha chiesto la proroga delle indagini su nove ragazzi che gli avrebbero consegnato del denaro per garantirsi un posto di lavoro. Chi per fare l’autista di Gianfranco Fini, chi per lavorare alla Stp e chi alle Poste. Quest’ultimo ha subito la stessa onta dell’ufficiale della Marina presentatosi a Genova: con una lettera si è rivolto alla direzione delle Poste centrali di Lecce credendo di essere stato assunto. Ma anche questa lettera non sarebbe stato altro che un tassello dell’ennesima truffa. Tra l’altro negli anni scorsi Castriota finì sotto processo al Tribunale di Mesagne per aver spillato 70 milioni di lire ad una biologa di Torchiarolo dopo averle promesso un posto in un ospedale del Nord Italia grazie all’intercessione di un fantomatico deputato di An chiamato Fittipaldi. Il processo si chiuse perché l’altro imputato risarcì la vittima convincendola così a rimettere la querela. Insomma, se le accuse che gli sono costate il carcere si riveleranno fondate, sembra azzeccata la descrizione della personalità di Castriota fatta dal Gip del Tribunale di Roma Giovanni Ariolli: “Una spiccata capacità mimetica, doti dialettiche ed organizzative non comuni”. Ma l’indagato si professa innocente e vittima di raggiri anche lui: «Attendiamo l’esito delle indagini e spero quanto prima che il mio assistito dimostri la sua estraneità», sostiene l’avvocato difensore Giovanni Battista Cervo. «Se quelle promesse non hanno trovato seguito, lo si deve a terze persone. Quelle che poi hanno preso i soldi». Valentino Castriota per qualche settimana si disse “portavoce” di casa Scazzi e alla famiglia propose la gestione dei media. Perché non è stato mai ascoltato? Si dirà: nel processo Sarah Scazzi è inattendibile od è ininfluente. Certo che un dubbio viene: non è forse perché si vuol tacitare l’errore commesso dagli organi investigativi che in quel frangente di tempo dicevano di cercare Sarah e comunicavano che le indagini approfondite erano in corso a 360° e che invece sfuggisse loro il fatto che proprio all’interno della famiglia nell’imminenza del fatto si era permesso di inserirsi un corpo estraneo, già noto anche come il presenzialista di “Striscia la Notizia”? Anomalia sconosciuta dai carabinieri e dalla procura di Taranto e resa nota proprio su mia segnalazione fatta settimane dopo la scomparsa di Sarah, per non essere accusato di protagonismo. Segnalazione che solo allora ha portato all’allontanamento del Castriota. O forse perché si vuol tacitare la pessima figura fatta proprio dai media, nazionali e in particolar modo locali, che si arrogavano una presunta emancipazione che non esiste (i cittadini tarantini vengono definiti dai provinciali: cozzari). Giornalisti così affamati di verità ed a tal fine impegnati a riportare chiacchiere, pettegolezzi e maldicenze sul paese e sulla ragazza scomparsa, tanto da non scoprire quanto era palese sotto i loro occhi? Gli stessi organi di informazione che prima cercavano Sabrina e che oggi sposano in pieno la tesi accusatoria della sua colpevolezza? Il Settimanale “Oggi” con Giuseppe Fumagalli su Focus nel mese di novembre 2011 pubblicò una bella intervista del CASTRIOTA il quale parlava dei depistaggi e non solo di quelli. Perché non è stato mai ascoltato?»
“Sabrina Misseri parla. Dal 26 agosto 2010 non ha fatto altro. Fondamentalmente ha espresso due concetti. Oggi che è in carcere, accusata dell’omicidio di Sarah, proclama la propria innocenza. Prima di essere arrestata proclamava la colpevolezza degli altri. La ragazza, dicono i suoi avvocati, è sempre stata sincera. Lo è oggi e lo era anche allora, quando non poteva immaginare un padre mostro e forniva elementi, spunti e suggerimenti che potevano rivelarsi utili alle indagini. «Storie», ribattono i magistrati. Per loro Sabrina è una gran bugiarda. Sapeva benissimo che fine aveva fatto la cugina e tutto quello che raccontava aveva come unico scopo il depistaggio, per tenere carabinieri e magistrati il più possibile lontani da casa sua e dalla scena del delitto. Colpevolisti o innocentisti, ognuno può vederla come vuole. O se ancora non si è fatto un’idea, può rivederla come un film in dvd. Avetrana ha riempito Internet, giornali, trasmissioni televisive e oggi quel materiale permette di tornare indietro, premere play e ripartire da zero. Può essere un esercizio interessante. Utile per raccoglierle i frammenti dispersi dalla cronaca e allinearli in un’unica storia. Per scoprire così che nei primi dieci giorni di ricerche Sabrina ha indicato almeno dieci piste. Una al giorno. In questo viaggio a ritroso la guida è Valentino Castriota, trentasettenne leccese, accorso ad Avetrana due giorni dopo la scomparsa di Sarah. «Un amico mio, parente della famiglia, mi presentò a Concetta, mamma della ragazza. Donna fredda? No, io ho visto una donna frastornata. Era assediata dai media, c’erano giornalisti che si infilavano in camera di Sarah e li abbiamo persino trovati a frugare nei cassetti, alla ricerca di chissà quale scoop. È allora che ho deciso di fare la mia parte e ho fatto da portavoce alla famiglia Scazzi. Gratis, naturalmente». In quei giorni Sabrina va e viene dalla casa di Sarah e Valentino entra subito in contatto con lei. «Quella ragazza era un fiume in piena», ricorda lui. «Appena arrivava voleva sapere tutto, le televisioni o i giornali che volevano intervistarla, gli orari delle trasmissioni e poi il suo look, se era meglio col codino o coi capelli sciolti, con gli occhiali o senza, col trucco o nature». Con gli inquirenti che non sanno da che parte girarsi, Valentino viene travolto dal tornado Sabrina. Lei produce ipotesi investigative a raffica, lui le organizza interviste, conferenze stampa, appelli. «Erano tutti lì a pendere dalle sue labbra», spiega, «e questo invece che intimidirla le dava una carica pazzesca. Qualsiasi cosa andava bene. Bastava una voce, la notizia apparsa su un giornale o anche una supposizione campata per aria e lei partiva in quarta. Che fosse in casa coi famigliari o in pubblico davanti alle telecamere non si fermava più». L’ex portavoce di casa Scazzi però prende nota e quando riordina gli appunti si spaventa. «All’inizio mi sono lasciato travolgere. Poi, col passare dei giorni, c’era qualcosa che non mi tornava e lei lo ha capito». I primi contrasti cominciano con la fiaccolata per Sarah. «Lei non la voleva», prosegue Castriota, «diceva che non serviva a niente, che sarebbero venute cento persone. Credo che Sabrina volesse avere tutto sotto il suo controllo e un evento pubblico come la fiaccolata la preoccupava. Temeva che la situazione le sarebbe scappata di mano. Il 9 settembre, dopo la fiaccolata, piangeva sulle mie spalle e ho pensato che avesse cambiato idea. La sera dopo quando mi sono avvicinato a casa sua lei non si è fatta vedere. È uscita solo Cosima, che mi ha preso a male parole, come uno che si stesse immischiando nelle loro faccende». In quel momento si consuma la rottura. Sabrina scarica Valentino e insiste perché Concetta faccia lo stesso. «Ormai c’era qualcosa che non mi convinceva», insiste lui, «non potevo far finta di niente e così mi sono tolto dai piedi. Le dieci storie che ho sentito raccontare a Sabrina però non le ho dimenticate. E nei giorni successivi le ho viste uscire tutte. E tutte si sono rivelate campate in aria». Valentino le elenca, dividendole in due capitoli. Il primo, più scarno riguarda due ipotesi di sequestro. Uno, ordito dalla rumena Maria Pantir, badante del nonno di Sarah, il secondo portato a termine dagli zingari. Segue il capitolo più corposo delle fughe. Tre per amore. La cugina poteva essere scappata con un ragazzo conosciuto qualche giorno prima a San Pancrazio, poi con un trentenne col quale chattava e infine per farsi notare da un compagno di scuola che le piaceva e da cui si sentiva ignorata. «Me lo ricordo ancora quel ragazzino», commenta Valentino, «mentre lancia un appello la sera della fiaccolata: “Torna Sarah, diventeremo amici, te lo prometto”». Ma l’amore non è tutto. E Sabrina si sbizzarrisce. Sarah? Forse è in Germania, a casa di un cugino che la chiamava. Anzi, se n’è andata perché insofferente alla fede religiosa della madre, testimone di Geova. E non andava trascurato un episodio di inizio estate, quando Sarah si era scattata delle foto buttando lì una frase strana: «Le useranno quelli di Chi l’ha visto?» (la trasmissione che si occupa di persone scomparse e che il 6 ottobre avrebbe annunciato il ritrovamento del cadavere). Siamo a otto. «Nove e dieci mi danno i brividi», continua Valentino. «Me la ricordo come fosse oggi, mentre si rivolge a Concetta e le confida il lato segreto della figlia, ragazza spinta e disinibita, desiderosa di vivere la sua libertà lontana dalla famiglia. E se davvero sapeva della fine di Sarah, mi chiedo con che coraggio il 1° settembre abbia mostrato a sua zia quel messaggio arrivato sul suo telefonino da un numero sconosciuto: “Mamma sto bene non ti preoccupare”». Siamo a dieci. Ma sono ancora di più se si considera la testimonianza di Mariangela, che delle ricerche iniziate il 26 agosto fotografa un particolare: «Sabrina ripeteva “l’hanno presa, l’hanno presa”». Dodici se si considera l’interrogatorio dell’8 settembre, quando mette a verbale i suoi «sospetti sul padre di Sarah, descritto come uno che allungava le mani alle donne». Il 21 ottobre 2011, quando il gip Martino Rosati decide di tenere Sabrina in galera ed elenca tutti gli indizi raccolti contro di lei, in testa ci sono i depistaggi. Che alla fine non depistano. E per i giudici, riportano sempre a casa Misseri.”
Dr Antonio Giangrande
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mercoledì 29 agosto 2012
INCHIESTA ESCLUSIVA. PARLIAMO DELLE RIFORME CHE NESSUNO VUOLE.
INCHIESTA ESCLUSIVA. PARLIAMO DELLE RIFORME CHE NESSUNO VUOLE.
LIBERALIZZAZIONI FARLOCCHE E TUTELA DI CASTE E LOBBIES
ELETTORI. ATTENTI AL TRUCCO. ALZATE LA TESTA.
Tra liste bloccate per amici e parenti e boutade elettorali, ogni nuova tornata elettorale, come sempre, non promette niente di nuovo: ergo, niente di buono. I vecchi tromboni, nelle idee più che nell’età, minacciano il nostro futuro - dice il dr Antonio Giangrande, scrittore dissidente e presidente dell'Associazione Contro Tutte le Mafie ( www.controtuttelemafie.it ) - Nomi e numeri: al 15 agosto 2012 il parlamentare con maggiore permanenza (40 anni) alla Camera è Giorgio La Malfa, ex ministro negli anni 80, tra i leader del Partito Repubblicano, di cui suo padre Ugo è stato uno storico dirigente: il suo debutto da onorevole risale al 1972. Al secondo posto Mario Tassone, (Udc) deputato da 34 anni e 14 giorni. Quindi Francesco Colucci (PdL) 33 anni e 34 giorni. Al quarto posto, appaiati, due "big" della scena politica nazionale: i presidenti della Camera Gianfranco Fini (Fli) e il leader Udc Pier Ferdinando Casini, entrambi con 29 anni e 32 giorni. ln Senato è il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu ad essere saldamente al primo posto: 38 anni e 128 giorni per lui. Il secondo, Altero Matteoli del Pdl, è staccato di ben 9 anni, come il collega di partito Filippo Berselli. La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro è all'ottavo posto con 25 anni e 42 giorni, più di Emma Bonino (21 anni e 90 giorni), ma soprattutto più di Franco Marini: 20 anni e 111 giorni. Maurizio Gasparri e i leghisti Roberto Calderoli e Roberto Castelli sono parlamentari da 20 anni. E Pedica? Lui, che ha fatto le pulci ai suoi colleghi, stilando la classifica dei vecchi, non lo scrive ma, eletto la prima volta alla Camera il 6 giugno 2006 (ora è al Senato), finora ha trascorso da onorevole 6 anni e 71 giorni.
Paolo Del Debbio che su Rete 4 ha condotto la prima puntata di Quinta Colonna in risposta ai cittadini in esterna a Roma che dicevano che i politici erano tutti uguali e che dovevano andare a casa ha risposto: “ma li vota la gente, li votate voi”. Bene. Questi giornalisti pagati dalla politica e dall’economia se nei loro salotti, anziché ospitare le solite litanie di vecchi tromboni con idee vetuste sulla società, invitassero qualcuno con idee innovative, forse sì che si farebbero le riforme.
RIFORME VERE, NON ARTEFATTE E MILLANTATORIE.
Per esempio vi ricordate delle liberalizzazioni di Bersani? Dopo due decenni alla voce carburanti i rincari più pesanti: +170%. Ma anche l'assicurazione non scherza: i costi sono triplicati e ora contano per il 17% del totale, mentre le tasse ammontano al 6%.
Per esempio sui concorsi pubblici a 13 anni dall'ultima selezione per esami e titoli - che si è svolta in ambito regionale soltanto per alcune classi di concorso - e dopo 22 anni da quella precedente, ancora valida per le materie d'insegnamento con le graduatorie più affollate, è facile immaginare che le persone interessate al concorso di insegnante sono davvero parecchie. La dichiarazione più autorevole è quella dello stesso Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo che parla di concorso destinato a coloro che sono già abilitati. In questo caso potrebbero partecipare tutti gli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento dei precari e tutti coloro che, pur non essendo inclusi in queste liste, si sono abilitati attraverso i precedenti concorsi a cattedre. Insomma, chi lo dice ai candidati che questo non è un concorso, ma una sanatoria al precariato.
Ora parliamo delle riforme forensi ed in particolar modo di accesso alla professione. Tralasciando le innumerevoli interrogazioni parlamentari che denunciano le anomalie e l’irregolarità di un concorso che tutti sanno essere truccato ed impunito, passiamo all’analisi politica dell’approccio al problema. Con l’avvento di Berlusconi con le sue abbindolanti promesse di libertà si ebbe l’illusione che l’Italia delle professioni stesse per cambiare.
L’on. Luca Volontè, (UDC) alla Camera, il 5 luglio 2001, presenta un progetto di legge, il n. 1202, in cui si dichiara formalmente che in Italia gli esami per diventare avvocato sono truccati. Secondo la sua relazione diventano avvocati non i capaci e i meritevoli, ma i raccomandati e i fortunati. Propose il doppio binario di abilitazione: esame ed al suo superamento l’abilitazione ovvero patrocinio legale di 6 anni ed al termine l’abilitazione. Nel 2003 (Legge 180, conv. Dl 112) si è partorito dalla mente geniale dei leghisti l’obbrobrio della pseudo riforma razzista dei compiti itineranti. Il 12 luglio 2011 sulla strada dell’approvazione della finanziaria il governo ha vissuto una giornata incandescente. Questa volta non si è trattato di proteste dell’opposizione o di leggi ad personam del premier. Il caso è esploso all’interno del Popolo della libertà. Perché diversi esponenti del partito hanno alzato le barricate contro una norma sulla liberalizzazione degli ordini professionali. Dopo una raccolta di firme di parlamentari del Pdl, è arrivata la retromarcia dell’esecutivo, con il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto che ha spiegato: “E’ stata raggiunta l’intesa tra maggioranza e governo sull’emendamento relativo alla liberalizzazione delle professioni”. L’annuncio dopo un incontro tra il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e altri membri del governo. Nella nuova versione della norma dovrebbe esserci una distinzione tra gli ordini professionali che sostengono l’esame di Stato e quelli che non lo sostengono. Il governo ha concesso le modifiche all’emendamento dopo che 22 senatori del Pdl avevano inviato una lettera ai presidenti del Senato, del gruppo Pdl e della Commissione Bilancio di Palazzo Madama per esprimere la loro netta opposizione alla liberalizzazione degli ordini professionali. E dopo che all’interno del partito era iniziata una raccolta di firme. Tra gli ordini colpiti ci sarebbe stato quello degli avvocati: secondo il disegno del governo per esercitare la professione di avvocato in futuro sarebbe stato sufficiente avere conseguito la laurea e avere svolto il praticantato. “Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo – assicurava un avvocato del Pdl – non la voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti”. Gli avvocati del Pdl sono 44, 13 i medici, un solo notaio. A difesa della posizione degli avvocati del Pdl, si era schierato forse il più noto tra loro: Ignazio La Russa. “Da avvocato ritengo che sia una norma che merita un approfondimento ulteriore. Non mi sembra materia da inserire in un decreto. Ritengo che la protesta degli avvocati – conclude La Russa – non sia affatto irragionevole”. Un’altra presa di posiziona, che rende l’idea del caos nel partito, è stata quella del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, secondo il quale il tema dell’abolizione degli ordini professionali “non sussiste. La formulazione del tema è già superata. Molti reagiscono a un testo che non c’è. Comunque ne stiamo parlando”.
Da qui si è capito che il centro-destra vuol tutelare gli ordini, quindi le lobbies. Da loro non arriveranno mai riforme. Della serie: i raccomandati alla riscossa.
Conosciute le pubbliche virtù del centro destra, si sperava nel centro sinistra, che a parole sono contro i poteri forti. L’On. Mario Lettieri (Margherita) presenta alla Camera una proposta di legge, n. 4048/03, contro gli abusi a danno dei Praticanti Avvocato, prevedendo la remunerazione per gli stessi e l’abolizione dell’esame. I Democratici di Sinistra, invece, chiedono un accesso alla professioni forense più rigoroso - si parla addirittura di concorso, non di esame di abilitazione - si schierano contro l'abolizione delle tariffe minime e massime che favorirebbero i Giovani Avvocati ed i praticanti abilitati e ripropongono quell'aberrazione rappresentata delle scuole di formazione forensi e post-universitarie a pagamento ed obbligatorie per potere sostenere l'esame forense.
Relazione introduttiva di Massimo Brutti (Responsabile DS Giustizia). Dal Convegno "Giustizia: voltare pagina; Il contributo dei Ds a un nuovo programma di governo" (30 giugno 2005) [.............] L'accesso alla professione va reso maggiormente selettivo e il concorso (nazionale o decentrato in più sedi, ma non certo presso ogni distretto) deve rappresentare il compimento di un complesso percorso di professionalizzazione, a cui dovrebbero contribuire Università, scuole comuni di formazione e scuole forensi.[.............]
Non basta: dello stesso parere il Senatore Guido Calvi DS che nello stesso convegno si è scagliato anche contro il numero eccessivo e patologico di avvocati e contro l'esame troppo facile.
La Proposta dei DS sulla Giustizia. 2 Novembre 2005. Commissione progetto DS. Area Istituzioni e Pubblica amministrazione. Le politiche istituzionali...............D’altro canto, gli abnormi numeri dell’avvocatura italiana (quasi 160.000 avvocati) ci dicono che il problema non è affatto, come per altre professioni, quello di una maggiore apertura alla concorrenza, ma di come garantire l’indipendenza, la professionalità e la responsabilità di professionisti così decisivi per la tutela di diritti primari dei cittadini..............La professionalità deve essere assicurata sia attraverso una maggiore selezione all’accesso, sia attraverso verifiche periodiche. In proposito, possibili strade appaiono: a) una selezione di merito nell’accesso a scuole post-universitarie obbligatorie e al tirocinio, ...............Proponiamo una liberalizzazione delle tariffe relative alle consulenze ed alle attività extra-giudiziarie............... (quindi non abolizione di quelle giudiziali che più interessano ai praticanti abilitati ed ai Giovani Avvocati).
Relazione di Massimo Brutti alla conferenza nazionale dei DS. 13 Gennaio 2006. Giustizia uguale per tutti e tutela dei diritti................. Numeri: quasi 160.000 avvocati. Il problema non è affatto, come per altre professioni, quello di una maggiore apertura alla concorrenza,................La professionalità deve essere assicurata sia attraverso una maggiore selezione all’accesso, sia attraverso verifiche periodiche. In proposito, le vie da seguire sono: a) una selezione di merito nell’accesso a scuole post-universitarie obbligatorie e al tirocinio pratico,.................
Proponiamo una liberalizzazione delle tariffe limitatamente alle consulenze ed alle attività extra-giudiziarie........
Donatella Ferranti, capogruppo dei democratici in Commissione Giustizia, in riferimento al ritardo nel 2011, lamentato dall’avvocatura, nell’esame del disegno di legge di riforma dell’ordine forense, sottolineava come “l’avvocatura necessiti di un ordinamento nuovo, volto alla verifica degli accessi, a garanzia della qualità e della professionalità”.
La senatrice Donatella Poretti, PD (in realtà Radicale) ha presentato in parlamento il ddl S.2994. Annunciato nella seduta pom. n. 632 del 26 ottobre 2011. L’«uovo di Colombo» – capace di aumentare, e di non poco, le entrate dello Stato – è quello di eliminare il limite di sei anni: si verrebbe così a creare una figura intermedia di professionista, il patrocinatore legale, che aprirebbe le porte al mondo del lavoro a circa 30.000 giovani, senza contrastare l’articolo 33 della Costituzione. Il patrocinatore legale potrebbe quindi decidere se rimanere tale (con limiti di materia e territorio) ovvero tentare, senza assilli, la strada che lo abiliti al pieno esercizio della professione. Se solo i 30.000 patrocinatori legali che si verrebbero così a creare versassero allo Stato la media di euro 1.000 annue, l’Italia incasserebbe 30.000.000 di euro in più, a partire da subito. Altra positiva innovazione che si propone, è che, sempre in campo forense, finito il tirocinio, risultino abilitati ipso iure i diplomati post-laurea alla scuola di specializzazione per le professioni legali istituita secondo quanto previsto dall’articolo 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, emanato in base alla delega conferita dal citato articolo 17, comma 113: l’ingresso in detta scuola è a numero programmato, è biennale e sono previsti tirocini. Si consideri infatti che il diploma (attualmente) esonera da un anno di pratica forense.
Alla luce di questa proposta si deve sapere che i progetti e le proposte di legge ogni fine legislatura decadono, quindi sono poco credibili quelle presentate artificiosamente nell’imminenza delle nuove elezioni.
Da qui si è capito che anche il centro-sinistra vuol tutelare gli ordini, quindi le lobbies. Da loro non arriveranno mai riforme. Della serie: i raccomandati alla riscossa.
Per dare spazio alla meritocrazia basta eliminare gli Ordini di costituzione fascista. (Ordinamento Forense, regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36). Oppure basterebbe togliere gli esami, che si truccano, o fare almeno gli esami per test attitudinali. Tutto il resto è truffa. Così come è stata l’ultima pseudo riforma. Non ci sarà alcuna cancellazione degli ordini professionali: il Consiglio dei ministri si è limitato a riorganizzarli. La questione era aperta da più di un anno, con la Casta fortemente contraria alle liberalizzazioni. Ma dopo i provvedimenti del governo, che non portano a grandi stravolgimenti, alcune categorie professionali lamentano una scarsa attenzione da parte dell’Esecutivo. Obbligo per i professionisti di stipulare polizze assicurative a tutela del cliente, formazione continua, durata massima del tirocinio a 18 mesi, separazione all’interno degli Ordini fra le funzioni disciplinari e quelli amministrative, sì alla pubblicità informativa: sono i contenuti principali della riforma delle professioni che dopo un lungo percorso è stata approvata lo scorso 3 agosto 2012. Il Dpr “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 agosto ed è in vigore dal giorno successivo. Per alcune norme (es.: obbligo assicurativo e formazione continua) ci sono ancora 12 mesi di tempo. Vediamo in sintesi i principali punti della riforma delle professioni.
Ambito di applicazione. Il regolamento riguarda solo le professioni regolamentate il cui esercizio è consentito a seguito dell’iscrizione a ordini e collegi. Significa che il decreto non riguarda gli iscritti ad albi o elenchi tenuti da amministrazioni pubbliche (precedenti stesure del provvedimento inglobavano invece anche queste professioni).
Tirocinio. L’obbligatorietà del tirocinio, o praticantato, continua a essere stabilita dall’Ordine (ci sono professioni che non prevedono un periodo di praticantato obbligatorio, e questo continuerà ad essere possibile). Per le professioni che prevedono il praticantato, la durata massima è fissata in 18 mesi (quindi gli Ordini che prevedono praticanti più lunghi dovranno uniformarsi). E’ previsto che il tirocinio possa essere svolto, per un periodo massimo di sei mesi, presso enti o professionisti abilitati di altri paesi. Prevista anche la possibilità di effettuare i primi sei mesi di praticantato nel corso dell’ultimo anno di università, oppure dopo la laurea presso una pubblica amministrazione. In entrambi i casi, è necessaria un’apposita convenzione fra Ordine e ministero. Questo non riguarda le professioni sanitarie.
Pubblicità. La pubblicità informativa relativa a esercizio dell’attività, titoli, studio professionale e tariffe è ammessa «con ogni mezzo». Deve essere «veritiera e corretta», non deve violare il segreto professionale, non può essere «equivoca, ingannevole o denigratoria». Le violazioni rappresentano illecito disciplinare.
Assicurazione. E’ una delle novità introdotte dal decreto: il professionista ha l’obbligo di stipulare un’assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionali, anche relativi a custodia di documenti e valori. L’assicurazione può essere stipulata attraverso convenzioni collettive degli Ordini o degli Enti Previdenziali di categoria. Questa disposizione diventa obbligatoria entro 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto, quindi dal 15 agosto 2013. L’obbligo di assicurazione non riguarda i giornalisti. La violazione rappresenta illecito disciplinare.
Formazione continua. Anche questa è una novità introdotta dalla riforma, e per dare il tempo di adeguarsi è previsto che entri in vigore entro 12 mesi: il professionista ha l’obbligo della formazione continua, attraverso corsi di formazione che possono essere organizzati da Ordini e Collegi, associazioni di iscritti all’Albo o altri soggetti autorizzati dagli Ordini. Sono gli Ordini che, entro un anno dal decreto (quindi entro il 15 agosto 2013) dovranno emanare i regolamenti per prevedere modalità è condizioni dell’aggiornamento professionale obbligatorio, requisiti minimi dei corsi, valore dei crediti professionali. Prevista la possibilità di convenzioni con le università.
Procedimenti disciplinari. Viene stabilita l’incompatibilità fra le cariche relative all’esercizio dei poteri disciplinari e quelle amministrative: prevista l’istituzione dei consigli di disciplina territoriali, composti da persone diverse dai consiglieri dell’Ordine.
Ma nel Governo dei tecnici che ha partorito una riforma, che non riforma un bel niente, non vi era quel presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, che diceva: «Sarebbe ora che gli Ordini professionali riconoscessero l'aleatorietà di quegli esami. Si tratta di prove che spesso non premiano il merito. Meglio prevedere percorsi più selettivi all'università e poi un quinto anno che serva da tirocinio o praticantato. E poi subito l'ingresso nel mondo del lavoro».
Alle prossime elezioni, prima di andare a votare si sappia prima e bene chi vuole veramente riformare questo paese allo sfascio.
Dr Antonio Giangrande
Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia
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